IL GAZZETTINO, Sabato 31 Ottobre 2009

. Rifiuti nel cementificio, interpellanza del Pd sui rischi
FANNA. Si susseguono le iniziative volte a cercare di capire cosa accadrà se e quando il cementificio di Fanna inizierà a utilizzare il rifiuto come combustibile. Mentre le mamme e i papà del comune pedemontano continuano la loro opera di sensibilizzazione, organizzando serate informative nei comuni della zona – già previste tappe a Campagna, Arba e Cavasso Nuovo - i consiglieri di minoranza del Pd di Maniago hanno depositato un'interpellanza nella quale si chiede a sindaco e maggioranza «se intendono, con celerità, promuovere commissioni e tavoli urgenti sul problema, per un coinvolgimento doveroso, data la volontà di capirne di più». Il Pd rileva l’importanza di un coinvolgimento di tutti i Comuni il cui territorio può essere interessato dal progetto della Zillo e non soltanto di Fanna, sede dell'impianto. Sottolineate, infine, le preoccupazioni per i residenti di Campagna.


IL MESSAGGERO VENETO, VENERDÌ, 30 OTTOBRE 2009
 PORDENONE
Combustibile da rifiuto alla Zillo: continua la serie di assemblee promosse dal comitato spontaneo
 

FANNA. L’ipotesi di bruciare combustibile da rifiuto nei forni della cementeria di Fanna ha messo in apprensione più di qualche residente, tanto che, dopo un primo incontro con la popolazione organizzato da un comitato spontaneo di cittadini avvenuto proprio nel comune che ospita lo stabilimento della Zillo, ora queste iniziative si diffonderanno nel territorio attraverso una serie di assemblee pubbliche. La prima è prevista per martedì alle 20.30 ad Arba, quindi ci si sposterà lunedì 9 novembre, sempre alle 20.30, a Campagna di Maniago, poi sarà la volta di Cavasso Nuovo martedì 17 novembre e di Fanna la settimana successiva, martedì 24.
A oggi il comitato, che ha prodotto un dossier di 62 pagine nel quale si mettono in evidenza dettagliate e puntuali osservazioni in relazione al tema incenerimento dei rifiuti alla Cementizillo, conta quasi 400 sottoscrizioni da parte prevalentemente di residenti di Fanna. Tale documento è stato inoltrato dai rappresentanti del comitato, formato da genitori e cittadini, all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Demis Bottecchia a fine settembre e sinora non avrebbe ricevuto alcuna risposta né attenzione nel merito. La prima assemblea pubblica è stata organizzata a Fanna due giorni prima della conferenza dei servizi e ha visto molti cittadini richiedere con forza al sindaco, in qualità di tutore della salute pubblica, un percorso di informazione approfondita, conoscenza e partecipazione attiva per giungere alla decisione finale che coinvolge tutti sul piano dell’impatto sulla salute della comunità e sull’ambiente, oltre che in relazione alla qualità della vita anche per le generazioni future.
Ciò che chiedono comitato e cittadini è un uso dei rifiuti che punti al riciclo totale e non all’incenerimento. (l.v.)

IL MESSAGGERO VENETO Pordenone

VENERDÌ, 30 OTTOBRE 2009
 
De Angelis: «Serve al più presto un tavolo di concertazione»
 MANIAGO. «Il Comune di Maniago deve esprimere la propria contrarietà all’utilizzo di rifiuti nel cementificio della Zillo e convocare i Comuni di Fanna, Cavasso Nuovo e Arba per avviare al più presto il tavolo di concertazione di Agenda 21». E’ questo il nocciolo di un ordine del giorno presentato dal consigliere comunale di Maniago Pio De Angelis, che sollecita la Regione a «richiedere la valutazione di impatto ambientale per il progetto della Zillo». De Angelis ricorda come «90 tonnellate di immondizie al giorno bruciate nell’impianto di Fanna avranno una ricaduta negativa sulla qualità di vita dell’intero mandamento». Il consigliere rammenta i danni sulla salute delle polveri sottili emanate da forni di questo genere, temendo anche vapori di diossina che verrebbero scaricati direttamente sulla frazione di Campagna. «Perché invece di limitarsi a esprimere preoccupazione l’amministrazione comunale di Maniago non spiega come mai non è stato ancora convocato il tavolo di concertazione con la Zillo, l’Arpa e la Provincia? – si chiede De Angelis –. Sono trascorsi più di 4 mesi dall’approvazione di un ordine del giorno in cui il municipio si impegnava ad attivare il tavolo di confronto. Eppure l’assessore Enio Borgatti tace. Dopo avere brillato per inerzia sul caso del San Lorenzo e su quello della palude inquinata del Colvera, sarebbe ora che fornisse una dimostrazione del proprio operato».
De Angelis ha aperto anche un forum di discussione sull’argomento, disponibile cliccando su www.maniago.info. (f.fi.) 


IL GAZZETTINO, Venerdì 30 Ottobre 2009

SPILIMBERGO Via libera al raddoppio del termovalorizzatore se l’azienda avrà i requisiti. Inceneritore, no del Pdl. «Mai preso impegni. Non daremo alcun consenso a scatola chiusa»
«Non abbiamo mai preso impegni sulla questione». A parlare è Benedetto Falcone, il referente spilimberghese del Pdl, partito di maggioranza. La questione riguarda il nuovo inceneritore di rifiuti solidi urbani, di cui si parla in Regione e che secondo voci potrebbe essere collocato a Spilimbergo. Il problema è che non sono voci generiche, ma che è stato addirittura l'assessore regionale Elio De Anna a parlarne per primo. Gli esponenti del Pd hanno preso la palla al balzo per accusare la maggioranza di prendere decisioni sulla testa dei cittadini. Insomma, un chiarimento era assolutamente necessario.
      «Anche a noi - incomincia Falcone - stanno a cuore l'ambiente e la salute dei cittadini di Spilimbergo. Per quanto riguarda l'inceneritore, nessuno di noi ha previsto o preventivato di realizzare un nuovo impianto. Nessuno di noi ha preso impegni. Questo per smentire le illazioni dei colleghi del Partito democratico».
      Dopo aver messo le mani avanti, Falcone entra nel dettaglio. «Chiaro che è un argomento su cui bisogna discutere. Cercheremo di sentire tutti gli attori interessati: Regione, Provincia e territorio mandamentale, e di organizzare un incontro con loro. Quando avremo tutti gli elementi in mano, quella volta potremo decidere. Il problema è complesso. È un po' come per le centrali nucleari: inutile fare i preziosi e dire no, se poi magari costruiscono l'impianto a qualche chilometro di distanza».
      Diverso, invece, il caso del termovalorizzatore della Mistral, nella zona industriale del Cosa, per il quale si ipotizza il raddoppio dell'attività: «In quel caso è un'azienda privata che ha chiesto le autorizzazioni per il potenziamento. Se ha i requisiti, l'ente preposto concederà il permesso». Come dire: il Comune non ha voce in capitolo. In conclusione, l'esponente Pdl versa altra acqua sul fuoco: «Vogliamo fare un incontro per parlare di ambiente ad ampio raggio. È un tema serio: occorre sedersi per discuterne, non sparare slogan».
      Claudio Romanzin


IL GAZZETTINO,   Giovedì 17 Settembre 2009
MANIAGO.
Presentata un’interrogazione al sindaco Belgrado. «Dalla documentazione si evince che la Cementizillo ha un piano di estrazione».
Ambiente, timori per un nuovo San Lorenzo. Il comitato Sos lancia l’allarme: dal 2012 possibili escavazioni sul monte Albareit nel versante di Fratta

      Il rischio di un nuovo San Lorenzo: è l’allarme lanciato dal Comitato Sos che paventa un nuovo enorme impatto ambientale sul monte Albareit, sempre in Comune di Maniago. Attualmente infatti la cava meglio nota come di "San Lorenzo" si estende su due cantieri, il primo lungo le pendici nord-orientali del monte e il secondo su un’area comprendente il monte Albareit, alto circa 400 metri e situato alle spalle dell’abitato di Fratta. Stando però alle previsioni della Cementizillo, a partire da gennaio 2010 si inizierà a scavare sull’Albareit per estrarre ulteriore flysch (materia prima di base per la produzione del cemento composta di arenaria, argilla o marna) che si dovrebbe esaurire nel giugno 2012 dopo 30 mesi di escavazione, per un totale di circa 639 mila metri cubi.
      I dati cui il Comitato Sos San Lorenzo fa riferimento sono contenuti nello studio di impatto ambientale predisposto dalla Cementizillo, e più precisamente nelle integrazioni richieste con ordinanza numero 2093 del 5 ottobre 2007 del servizio Via (Valutazione d’impatto ambientale). Per quanto riguarda il monte San Lorenzo, “le date di esaurimento delle rimanenze di materiale” riportate sono per il calcare luglio 2009, per la marna rossa dicembre sempre 2009 e per il misto flysch giugno di quest’anno. La durata del giacimento sull’Albareit dovrebbe concludersi nel giugno 2012 anche se “contemporaneamente all’escavazione verranno realizzati gli interventi di ripristino ambientale dei lotti già restituiti – precisa la Zillo nello studio citato -, attenendosi al progetto approvato dal relativo decreto autorizzativo e alle prescrizioni”.
      A presentare un’interpellanza all’amministrazione guidata dal sindaco Alessio Belgrado è il Comitato Sos San Lorenzo. Il gruppo di cittadini che da anni difende le sorti del monte si è rivolto direttamente al primo cittadino, all’assessore all’ambiente Enio Borgatti e a quello all’urbanistica Cristian Fiorot, nonché al capogruppo di maggioranza Francesco Venier.
      Il coinvolgimento della giunta Belgrado parte da non troppo lontano, ovvero dal fatto “che l'attività produttiva della Cementizillo spa necessita tanto di calcare quanto di flysch”, e concerne soprattutto la considerazione che “a far data da giugno 2012 la disponibilità estrattiva di flysch sul monte Albareit sarà esaurita”. Diversi i punti sui quali Sos San Lorenzo chiede risposte all’amministrazione, a partire dal conoscere quali eventuali “considerazioni” la stessa amministrazione maniaghese abbia “fatto al riguardo”.
      Ma sono anche altri gli elementi focalizzati dal portavoce del Comitato, Renzo Saccon, il quale rivolgendosi direttamente agli amministratori della città delle coltellerie chiede loro se “la Valutazione d’impatto ambientale (Via) licenziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia sulla nuova cava del San Lorenzo non sia gravemente carente dell'analisi complessiva di un ulteriore enorme impatto ambientale dal giugno 2012, ovvero quello relativo ad una nuova cava sul monte Albareit”.
      Resta infatti da capire “se la concessione di ulteriori enormi escavazioni sul monte Albareit, comporteranno varianti al Piano regolatore comunale e un ulteriore procedimento di Via – incalza Saccon -. E, nell'affrontare una tale evenienza, quale sia la posizione dell’amministrazione in merito a una eventuale ulteriore problematica occupazionale che la Cementizillo potrebbe porre in essere per ottenere la nuova escavazione”.
      Fabio Della Pietra


IL GAZZETTINO, Giovedì 17 Settembre 2009

SPILIMBERGO
Anche l’inceneritore di Tauriano viene tenuto sotto controllo. La vicenda in Consiglio. Caso mercurio, le nuove verifiche.
L’Azienda sanitaria sta monitorando i livelli d’inquinamento nei foraggi e nel latte

      Chi pensava che il caso mercurio, sollevato agli inizi dell’estate da una clamorosa tesi di laurea, fosse finito nel dimenticatoio, sbagliava. La questione è stata nuovamente portata all’attenzione generale nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale, a seguito di una interpellanza presentata dal gruppo del Pd, primo firmatario il maestro Armando Zecchinon. Al di là delle valutazioni politiche, la discussione è stata utile per chiarire soprattutto cosa si sta facendo per andare a fondo del problema.
      La questione prende le mosse in realtà da una indagine commissionata una decina di anni fa dalla Provincia di Pordenone e finalizzata alla determinazione dei valori di riferimento dell’inquinamento ambientale in alcune aree del territorio provinciale particolarmente esposte, e in particolare nella zona circostante l’impianto della Mistral a Spilimbergo, tra Tauriano, Barbeano e Rauscedo. La ricerca si basava sullo studio dei licheni (un particolare organismo vegetale formato dalla simbiosi di alghe e funghi), in quanto assorbono facilmente le particelle pesanti disperse nell’ambiente. Insomma, una specie di termometro dell’inquinamento locale.
      Uno studio analogo è stato ripetuto in tempi recenti dall’Università di Trieste e pubblicato attraverso una tesi di laurea circa due mesi fa. In base alla nuova indagine, era emerso che il livello di mercurio diffuso nell’ambiente era cresciuto notevolmente (pur restando al di sotto della soglia di pericolo) nelle aree circostanti l’impianto di termovalorizzazione che sorge nella Zona industriale del Cosa, e in particolare nella zona di Tauriano, Aurava, Provesano e San Giorgio della Richinvelda.
      L’amministrazione comunale in un primo momento aveva assunto una linea improntata alla cautela, ma poi era stata convocata la commissione comunale Ambiente e – su sollecitazione delle opposizioni, preoccupate per gli effetti sulla salute degli abitanti – anche quella Sanità, con la partecipazione pure del direttore generale della Ass 6 Nicola Delli Quadri e della direttrice del dipartimento di prevenzione della stessa Azienda sanitaria Emanuela Zamparo.
      Che cosa si sta facendo intorno a questo problema? Per tenere sotto controllo i livelli di inquinamento da mercurio l’Azienda sanitaria ha avviato un sistema di monitoraggio per il controllo di alimenti di origine animale, quelli nei quali l’elemento inquinante può concentrarsi in misura maggiore. Indagini sono svolte anche su campioni di foraggi e cereali raccolti nell’area interessata, campioni di latte in allevamenti bovini e campioni di miele prodotto da alveari della zona. Controlli sono stati avviati anche alla fonte, ovvero nel termovalorizzatore della Mistral, per cercare di ridurre le emissioni di mercurio. Nell’impianto, che è partecipato dal Comune (in consiglio di amministrazione il Comune è rappresentato dal chimico Alberto Gabelli) si bruciano rifiuti industriali e ospedalieri.
      Claudio Romanzin
    

IL GAZZETTINO,   Sabato 15 Agosto 2009
L’assessore De Anna rilancia l’impianto che potrebbe essere realizzato a Spilimbergo nell’area della Mistral. Rifiuti, l’inceneritore della discordia.
I rappresentanti di Naonis Energie a caccia del sito. Moretton attacca: «Idea scellerata»

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Si riaccende la polemica per la realizzazione dell’inceneritore nella Destra Tagliamento. Era stato l’assessore all’Ambiente, Elio De Anna, appena nominato, a riaprire il fronte. "Il sito di Roveredo - aveva spiegato - non è idoneo alla realizzazione di un nuovo termovalorizzatore, ma l’impianto e la tecnologia non sono superate. Per questo - era andato avanti - è necessario trovare un nuovo sito a cavallo delle due province di Udine e Pordenone per realizzare un inceneritore che possa servire alle esigenze di entrambi i territori". Tra le ipotesi sempre più accreditate per la realizzazione dell’impianto, l’area di Spilimbergo, magari nella stessa zona dove esiste già l’inceneritore per i rifiuti ospedalieri e speciali della Mistral. In pratica potrebbe essere realizzata un’area di servizio. Al lavoro da tempo i rappresentanti di Naonis Energie, società nata proprio per la gestione dell’inceneritore. Ma ad alzare il livello della polemica, però, è Gianfranco Moretton, capogruppo del Pd e già assessore regionale all’Ambiente. «Le dichiarazioni di De Anna a poco tempo di distanza da quando ha avuto la delega - attacca - preoccupano e fanno intravvedere un futuro verso l’ambiente in contro tendenza rispetto alle direttive europee. Pensare o meglio ipotizzare la costruzione di un nuovo inceneritore per la provincia di Pordenone, con tutti i rischi e gli ostacoli che ne deriverebbero, rischia di essere solo un business per pochi. Ormai, ovunque, si propende e si impone alla cittadinanza la raccolta differenziata e i risultati riscontrati individuano la strada migliore per risolvere questo problema. Sarà quindi importante capire - va avanti Moretton - e lo chiediamo a De Anna di esporre pubblicamente le ragioni che lo portano a una scelta di questo tipo che non esito a definire scellerata. Credo, invece, che De Anna dovrebbe agire con lungimiranza nell’affrontare questo problema, valutando il potenziale di ciò che esiste nel territorio regionale ed eventualmente pianificare e promuovere tutto ciò che va nella direzione del recupero e trasformazione del rifiuto solido urbano. Un progetto che va guidato in concertazione con tutti gli enti locali della Regione e con una partecipazione attiva di tutti i sindaci. Infine in Regione e specificatamente nella provincia di Udine, c’è in atto un percorso alternativo e diverso di quello che De Anna vorrebbe realizzare. Ad una valutazione immediata e spontanea appare chiaro che, anziché puntare a un piano organico regionale, si vuole favorire idee personalistiche che anziché privilegiare l’utilità ed il “necessario”, si orientano verso progetti che rischiano una forte esposizione finanziaria e un utilizzo che si perde nel tempo, nella sua più diretta e obiettiva finalità». Infine le conclusioni. «Va detto, infine, senza avere la presunzione di suggerire alcunché a De Anna, che la Regione ha già un termovalizzatore a Trieste che potrebbe soddisfare le esigenze di tutto il territorio sempreché si voglia puntare alla differenziata. Diversamente resteremo sempre la Regione che, in quanto a rifiuti, segna più di qualche difficoltà, in particolare la provincia di Udine che, com’è noto, non ha fatto una politica di impianti di smaltimento».
      Loris Del Frate

IL GAZZETTINO. MANIAGO I Comitati temono l’inquinamento e si appellano agli enti locali
«Zillo, tocca ai Comuni». Entro agosto osservazioni in Regione sull’impianto di Fanna

Martedì 21 Luglio 2009,
      La vicenda dell'inquinamento da mercurio nella zona a cavallo tra Spilimbergo e San Giorgio della Richinvelda sta avendo eco anche nell'altro mandameno pedemontano, quello maniaghese, dove i cittadini sono preoccupati per la decisione della Zillo di utilizzare il combustibile da rifiuto (Cdr) per alimentare i propri altiforni. Contrariamente a quanto avevano sollecitato le amministrazioni comunali della zona alcuni mesi fa, pare che l'azienda, non avendone l'obbligo di legge, non voglia far sottoporre facoltativamente a Via (Valutazione di impatto ambientale) la procedura, e stia anzi per ottenere il nulla osta dalla Regione, a meno che le osservazioni, che si possono presentare entro il prossimo 3 agosto, non raggiungano lo scopo di far introdurre nuove prescrizioni. Un obiettivo che si sono dati i componenti del “Coordinamento provinciale gestione e strategia dei rifiuti”, che vogliono sollecitare gli enti locali a presentare proprie osservazioni al fine di non garantire semaforo verde all'intera procedura.
      «Non possono essere i cittadini ad assumersi questa responsabilità – fa sapere Giacomo Pippolo, di Fanna, membro del Coordinamento -: le varie amministrazioni che avevano invocato la Via, non avendo ottenuto dal cementificio una risposta affermativa, devono mettere ora i bastoni tra le ruote e ottenere una verifica preventiva della situazione già esistente, perché l'uso del Cdr andrebbe a incidere negativamente in un'area già afflitta da grave inquinamento». «La questione dell'inceneritore e i dati della ricerca del professor Tretiach, dell'Università' di Trieste, non stupiscono – si spiega meglio Pippolo -, bensì possono confermare la nostra convinzione che le pratiche di incenerimento sono inquinanti. Sarebbe stato interessante poter avere anche a disposizione parallelamente, almeno nell'arco degli ultimi dieci anni, una indagine epidemiologica scientifica sulla salute dei cittadini, in particolare dei bambini e degli anziani».

      Secondo Pippolo, «la pedemontana pordenonese sta diventando il ricettacolo di industrie e realtà ad alto impatto ambientale con le presenze ormai pluridecennali della base di Aviano, dei cementifici di Fanna e Travesio, dell'inceneritore di Spilimbergo, della mega discarica della Cossana, della zona industriale di Maniago, con gli ultimi arrivi della Bioman (da 280 mila tonnellate all'anno) e dell'enorme fonderia di alluminio Pandolfo».
      Pippolo rammenta inoltre che «non paghi di tutto questo, rincarando la dose, ci si appresta a bruciare rifiuti speciali nella Cementizillo di Fanna, mentre il nostro, fresco di nomina, assessore regionale all'ambiente, Elio De Anna, non propone di meglio, per questo ormai martoriato territorio, che la costruzione di un altro inceneritore nello spilimberghese». Emblematica la conclusione cui giunge il Coordinamento, per voce dello stesso Pippolo: «Cosa dire, se non riproporre la frase che, solo qualche mese fa, risuonava in maniera sinistra nell'aula consigliare del comune di Fanna: Non fateci morire a norma di legge».
      L.P.

   Martedì 21 Luglio 2009,
IL CDR
      (l.p.) Il combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), traduzione dell'acronimo inglese Rdf (Refuse Derived Fuel), è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Secondo le normative italiane vigenti (in particolare il decreto legge 22/1997 e successive modifiche e integrazioni), il Cdr viene ottenuto tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, etc.).
     
      LA PARTE SECCA
      La parte secca dei rifiuti non adatta alla combustione e non recuperabile in altro modo viene raccolta e accantonata, dopo essere stata raggruppata in unità di dimensioni e peso standard, e destinata alla discarica o al riciclaggio. Il Cdr può essere bruciato in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.

  IL GAZZETTINO, Domenica 19 Luglio 2009
SPILIMBERGO «
Gli studi sono stati riconosciuti dall’Arpa». Sul caso previsto un vertice in Provincia. Mercurio, il prof "sfida" il sindaco. Sul presunto inquinamento interviene l’Università: tutte le istituzioni sapevano
Le dichiarazioni del sindaco di Spilimbergo, Renzo Francesconi, sul caso di contaminazione da mercurio nel suo comune e nel limitrofo territorio di San Giorgio della Richinvelda, hanno portato il professor Mauro Tretiach, dell'Università di Trieste, a rilasciare alcune precisazioni. «Credo che in tutti questi anni di attività sul territorio, le persone e le istituzioni con cui sono entrato in contatto possano testimoniare come io abbia sempre tenuto un atteggiamento molto attento alla forma e alla sostanza – è la premessa -. Non sono portato all’allarmismo. Prima di rilasciare un'intervista al Gazzettino, avevo informato tutti i vari attori chiamati in causa dal sindaco, egli compreso. La tesi di Fabio Candotto Carniel è stata svolta in stretta collaborazione con Arpa. Tutto il lavoro analitico è stato svolto dai laboratori Arpa, e quindi è automaticamente certificato - puntualizza Tretiach -. I dati sul contenuto di metalli, a cui si fa riferimento nella tesi, erano stati anticipati via fax alle diverse istituzioni il 23 aprile, e sono contenuti, e ampiamente commentati, in una relazione tecnico-scientifica di 77 pagine del 27 maggio, a firma di tutte le persone che hanno partecipato alla ricerca. Tale relazione è stata presentata il giorno successivo in una riunione all’Arpa di Pordenone. Poiché il Comune di Spilimbergo era assente, una copia è stata spedita e protocollata il 10 giugno». Il docente continua: «Il sindaco questo lo sa benissimo, perché la relazione ce l’aveva sul tavolo quando l’ho incontrato, il 29 giugno scorso, su mia richiesta, per illustrargli i contenuti e avvertirlo che la notizia sarebbe diventata di dominio pubblico quando la tesi fosse stata discussa». Nella lettera di richiesta di approfondimenti si spiega, ad esempio, che il rispetto dei limiti non garantisce necessariamente l’assenza di un problema ambientale, e che l’identificazione della sorgente è ovviamente un fatto probabilistico, «ma nel nostro caso la probabilità, purtroppo per Mistral, è molto alta. C’è infatti una convergenza di indizi che lasciano pochi margini di incertezza».
      Il docente universitario sottolinea come i dati siano ufficialmente acquisiti dalle varie istituzioni già da qualche mese, ma la notizia esce sulla stampa solo ora «grazie a un atteggiamento che la dice lunga sulla prudenza che abbiamo mantenuto». Tretiach sottolinea inoltre che «non sarà il sindaco, o chi per lui, a stabilire se i dati raccolti sono validi. Il giudizio sarà espresso dagli specialisti che partecipano ai convegni scientifici o dal pubblico di prestigiose riviste scientifiche (un articolo sulla ricerca effettuata è attualmente in fase di referaggio per Es&t, ndr). È strano che Francesconi si senta rassicurato dalle generiche dichiarazioni degli amministratori della Mistral, e non presti invece fede alle conclusioni a cui è giunta una équipe di ricercatori dopo 10 anni di osservazioni sul territorio. Sono sicuro che il sindaco me ne darà ragione alla riunione convocata per giovedì dall’assessore all’Ambiente di Pordenone». Per la cronaca, la commissione di laurea ha attribuito il massimo dei punti alla tesi di Candotto Carniel, che si è laureato venerdì con 110 e lode.
      Lorenzo Padovan

  SPILIMBERGO «Gli studi sono stati riconosciuti dall’Arpa». Sul caso previsto un vertice in Provincia
Mercurio, il prof "sfida" il sindaco
Sul presunto inquinamento interviene l’Università: tutte le istituzioni sapevano
Domenica 19 Luglio 2009,
Spilimbergo
      Le dichiarazioni del sindaco di Spilimbergo, Renzo Francesconi, sul caso di contaminazione da mercurio nel suo comune e nel limitrofo territorio di San Giorgio della Richinvelda, hanno portato il professor Mauro Tretiach, dell'Università di Trieste, a rilasciare alcune precisazioni. «Credo che in tutti questi anni di attività sul territorio, le persone e le istituzioni con cui sono entrato in contatto possano testimoniare come io abbia sempre tenuto un atteggiamento molto attento alla forma e alla sostanza – è la premessa -. Non sono portato all’allarmismo. Prima di rilasciare un'intervista al Gazzettino, avevo informato tutti i vari attori chiamati in causa dal sindaco, egli compreso. La tesi di Fabio Candotto Carniel è stata svolta in stretta collaborazione con Arpa. Tutto il lavoro analitico è stato svolto dai laboratori Arpa, e quindi è automaticamente certificato - puntualizza Tretiach -. I dati sul contenuto di metalli, a cui si fa riferimento nella tesi, erano stati anticipati via fax alle diverse istituzioni il 23 aprile, e sono contenuti, e ampiamente commentati, in una relazione tecnico-scientifica di 77 pagine del 27 maggio, a firma di tutte le persone che hanno partecipato alla ricerca. Tale relazione è stata presentata il giorno successivo in una riunione all’Arpa di Pordenone. Poiché il Comune di Spilimbergo era assente, una copia è stata spedita e protocollata il 10 giugno». Il docente continua: «Il sindaco questo lo sa benissimo, perché la relazione ce l’aveva sul tavolo quando l’ho incontrato, il 29 giugno scorso, su mia richiesta, per illustrargli i contenuti e avvertirlo che la notizia sarebbe diventata di dominio pubblico quando la tesi fosse stata discussa». Nella lettera di richiesta di approfondimenti si spiega, ad esempio, che il rispetto dei limiti non garantisce necessariamente l’assenza di un problema ambientale, e che l’identificazione della sorgente è ovviamente un fatto probabilistico, «ma nel nostro caso la probabilità, purtroppo per Mistral, è molto alta. C’è infatti una convergenza di indizi che lasciano pochi margini di incertezza».
      Il docente universitario sottolinea come i dati siano ufficialmente acquisiti dalle varie istituzioni già da qualche mese, ma la notizia esce sulla stampa solo ora «grazie a un atteggiamento che la dice lunga sulla prudenza che abbiamo mantenuto». Tretiach sottolinea inoltre che «non sarà il sindaco, o chi per lui, a stabilire se i dati raccolti sono validi. Il giudizio sarà espresso dagli specialisti che partecipano ai convegni scientifici o dal pubblico di prestigiose riviste scientifiche (un articolo sulla ricerca effettuata è attualmente in fase di referaggio per Es&t, ndr). È strano che Francesconi si senta rassicurato dalle generiche dichiarazioni degli amministratori della Mistral, e non presti invece fede alle conclusioni a cui è giunta una équipe di ricercatori dopo 10 anni di osservazioni sul territorio. Sono sicuro che il sindaco me ne darà ragione alla riunione convocata per giovedì dall’assessore all’Ambiente di Pordenone». Per la cronaca, la commissione di laurea ha attribuito il massimo dei punti alla tesi di Candotto Carniel, che si è laureato venerdì con 110 e lode.
      Lorenzo Padovan    

SPILIMBERGO Dopo i dati dell’università di Trieste, la Mistral ribadisce: «Rispettiamo la normativa». «Mercurio nel terreno, subito un vertice». Lo chiede il sindaco di San Giorgio della Richinvelda: «Attenzione alla salute pubblica»
Venerdì 17 Luglio 2009,
Spilimbergo
      Un tavolo istituzionale, con tutti i soggetti coinvolti – azienda, Regione, Provincia, Azienda sanitaria e sopratutto Arpa -, per analizzare i risultati cui è giunto lo studio dell'Università di Trieste – effettuato da maggio a novembre 2008 - sulla massiccia presenza di mercurio nella zona a cavallo tra Tauriano, Barbeano e Rauscedo.
      A sollecitarlo è il sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Annamaria Papais, che tuttavia condivide la posizione di grande cautela assunta dal suo omologo della città del mosaico, Renzo Francesconi.
      «Nessun allarmismo, ma grande attenzione per la salute pubblica – è stato il suo primo commento -. Un dato è al di sopra di ogni dubbio: nella nostra zona c'è una presenza di mercurio paragonabile soltanto a quella porzione di Toscana dove l'elemento viene estratto. Che il quantitativo sia elevato, ma resti nei limiti di legge è un conto, che si debba lavorare in maniera sinergica per fare in modo che la sostanza venga intercettata da ulteriori filtri è una cosa altrettanto importante e anche credo tranquillizzante per la popolazione. Senza, naturalmente, incolpare alcun soggetto, dal momento che solo l'Arpa potrà indicare l'autore dell'emissione in atmosfera di questa sostanza inquinante. In ogni caso, sembra inconfutabile che le correnti portino l'elemento verso il nostro comune, con notevoli, e per noi preoccupanti, depositi nella zona di Rauscedo».
      Papais, come del resto Francesconi, intende sollecitare un'immediata verifica della situazione, e inviterà in municipio gli autori dello studio, per farsi spiegare direttamente ogni dettaglio del lavoro svolto.
      Da parte dei dirigenti della Mistral, si preferisce adottare un basso profilo «anche perché – si è appreso da uno dei responsabili dell'impianto – già dalle dichiarazioni dei ricercatori è emerso, con chiarezza, che operiamo nel pieno rispetto della normativa. Inoltre – hanno aggiunto dalla dirigenza – già dal 2005 è stato adottato un sistema di costante monitoraggio delle sostanze rilasciate durante le attività. A questi controlli si aggiungono delle ulteriori verifiche interne, svolte con cadenza trimestrale, e i sopralluoghi che vengono realizzati dall'Arpa, organismo deputato a fare le verifiche scientifiche sugli impianti e sulle sostanze rilasciate in atmosfera». Seppur non ci siano dichiarazioni ufficiali, dalla Mistral si confuterebbe la metodologia utilizzata per l'indagine effettuata e cioè il sistema dei licheni, che a parere dei dirigenti dell'impianto assorbirebbero in maniera anomala gli agenti inquinanti, trattenendoli per molto tempo e dando quindi dei responsi in termini numerici in qualche modo viziati rispetto alla realtà.
      Nel frattempo, proprio oggi Fabio Candotto Carniel discuterà la sua tesi sperimentale di Biologia ambientale al Dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Trieste. Sarà presente il suo mentore, il professor Mauro Tretiach. In attesa di conoscere la valutazione finale, il lavoro del dottore ha già ottenuto un risultato: scatenare un dibattito politico-istituzionale sull'inquinamento da mercurio nel mandamento spilimberghese.
      Lorenzo Padovan  


  IL GAZZETTINO, Giovedì 16 Luglio 2009,
Terreni inquinati, allarme mercurio. Spilimbergo, il rischio verrebbe dal termovalorizzatore. Dati raccolti dall’ateneo di Trieste Spilimbergo
      Verrà discussa domani, al Dipartimento di Scienze della vita dell’università di Trieste, una tesi sperimentale di “Biologia ambientale”, svolta in collaborazione con l'Arpa dipartimento di Pordenone, su un caso di inquinamento da mercurio nei comuni di Spilimbergo e San Giorgio della Richinvelda.
      Dopo un anno di ricerche, Fabio Candotto Carniel, sotto la guida del professor Mauro Tretiach e della dottoressa Clorinda Del Bianco, ha potuto sostanziare un'ipotesi che era suggerita dai risultati di un precedente studio commissionato dalla Provincia di Pordenone.
      La nuova indagine, durata dal maggio al novembre 2008, ha previsto il trapianto di campioni di licheni prelevati in una zona “pulita” della Carnia, in una trentina di stazioni distribuite su un’area di circa 112 chilometri quadrati, compresa tra i greti di Cellina e Tagliamento. Le analisi del materiale esposto, condotte dai laboratori Arpa di Pordenone e Udine, hanno dimostrato un aumento significativo di sette elementi in traccia. Solo il rame e il mercurio hanno però fatto registrare valori veramente preoccupanti. Mentre l’aumento del rame sembra legato ai trattamenti anticrittogamici di alcune colture, la vite in primis, quello del secondo deriva – questa la conclusione della tesi – dalle emissioni in atmosfera del termovalorizzatore “Mistral” di Tauriano.
      «È quanto abbiamo sempre ipotizzato - dichiara il professor Tretiach, autore dei due monitoraggi precedenti - perché il primo monitoraggio, ancora nel 1999, era stato condotto subito prima dell’entrata in funzione dell’impianto, e i valori di concentrazione in zona erano risultati estremamente bassi; dopo otto anni però, cioè quando abbiamo condotto il secondo monitoraggio, erano stati osservati valori tra i più elevati in assoluto per tutto il territorio nazionale. Questa nuova indagine di Candotto Carniel – aggiunge il docente -, per le modalità con cui è stata condotta, conferma che nel 2008 era ancora in atto un importante rilascio di mercurio e ci permette di concludere che il rispetto dei limiti di emissione non è certamente sufficiente a prevenire un aumento potenzialmente pericoloso di questo elemento nell’ambiente».
      Il termovalorizzatore, situato nella zona industriale del Cosa, immediatamente a sud est di Spilimbergo, tratta rifiuti provenienti da attività artigiane, tra cui vernici, e rifiuti ospedalieri; sarebbero proprio questi ultimi la fonte più probabile di mercurio. «Per fortuna la città di Spilimbergo non è direttamente interessata dal fenomeno - continua Tretiach -: i valori più elevati sono stati osservati sempre a sud ovest dell’impianto, in particolare in una stazione a circa 500 metri in linea d’area dal Mistral; purtroppo sono fortemente anomali: per trovare qualcosa di analogo bisogna andare sul monte Amiata, in Toscana, dove, per quasi un secolo, hanno estratto e lavorato il cinabro, il minerale da cui si ricava il mercurio». Valori elevati sono stati riscontrati in tutta la zona intorno a Barbeano, fino a Rauscedo, e ciò sarebbe compatibile con la direzione prevalente dei venti notturni.
      Il problema dovrebbe passare ora alle autorità sanitarie e alla Direzione ambiente della Regione, che dovranno valutare l’effettivo rischio per la salute ed eventualmente proporre l’adozione da parte di Mistral di modifiche ai sistemi di controllo delle emissioni.
      Lorenzo Padovan
   

 


IL GAZZETTINO  Sabato 11 Luglio 2009   MANIAGO Discarica Cossana, via alle verifiche per ampliamento e biogas
      (F.D.P.) Scadrà l’11 agosto il termine per presentare eventuali osservazioni al Comune in merito all’annunciato ampliamento della discarica in località Cossana. Il quinto lotto prevede grosse novità, anzitutto l’utilizzo da subito del biogas per produrre energia elettrica. Tradotto in soldoni, potrebbe significare un risparmio consistente per le tasche dei maniaghesi. Il che, in un momento di crisi conclamata come quello attuale, che a qualcuno pare solo psicologica, potrebbe dare un attimo di respiro a tanti concittadini. L’ufficio Ambiente ha infatti depositato nelle scorse ore la documentazione, ai sensi e per gli effetti della normativa vigente, per l’avvio della procedura di verifica di assoggettabilità della variante n. 26 al piano regolatore generale. Si tratta del progetto generale del quinto lotto con tanto di progetto preliminare e variante urbanistica, nonché del rapporto ambientale relativo alla modifica della zonizzazione necessaria per l’ampliamento della “Zona per servizi e attrezzature collettive" finalizzato, appunto, alla realizzazione del quinto lotto della discarica per rifiuti non pericolosi già esistente. Gli obiettivi restano quelli «di garantire ancora per un quinquennio i benefici che sinora l’iniziativa ha garantito – specifica il rapporto - e cioè da un lato un servizio ambientale all’ambito provinciale e dall’altro i benefici economici ricavati dall’amministrazione, da utilizzare a favore della comunità locale».
      È sotto il profilo così definito “strategico” che paiono esserci novità dato che l’amministrazione intende “consolidare tali benefici per il futuro in modo ancora meno impattante per l’ambiente, tramite lo sfruttamento energetico del sito – spiega ancora il rapporto -. La variante è infatti collegata nell’immediato all’utilizzo del biogas di discarica per la produzione di energia elettrica e nel futuro al possibile utilizzo delle ampie superfici disponibili, vincolate alla destinazione per almeno 30 anni, per l’installazione di pannelli fotovoltaici di conversione energetica dell’energia solare”. Resta da capire se le finalità del progetto saranno coerenti con lo sviluppo sostenibile della comunità in termini ambientali, sociali ed economici.  
  

MANIAGO Discarica
Cossana, via alle verifiche per ampliamento e biogas
Sabato 11 Luglio 2009,
      (F.D.P.) Scadrà l’11 agosto il termine per presentare eventuali osservazioni al Comune in merito all’annunciato ampliamento della discarica in località Cossana. Il quinto lotto prevede grosse novità, anzitutto l’utilizzo da subito del biogas per produrre energia elettrica. Tradotto in soldoni, potrebbe significare un risparmio consistente per le tasche dei maniaghesi. Il che, in un momento di crisi conclamata come quello attuale, che a qualcuno pare solo psicologica, potrebbe dare un attimo di respiro a tanti concittadini. L’ufficio Ambiente ha infatti depositato nelle scorse ore la documentazione, ai sensi e per gli effetti della normativa vigente, per l’avvio della procedura di verifica di assoggettabilità della variante n. 26 al piano regolatore generale. Si tratta del progetto generale del quinto lotto con tanto di progetto preliminare e variante urbanistica, nonché del rapporto ambientale relativo alla modifica della zonizzazione necessaria per l’ampliamento della “Zona per servizi e attrezzature collettive" finalizzato, appunto, alla realizzazione del quinto lotto della discarica per rifiuti non pericolosi già esistente. Gli obiettivi restano quelli «di garantire ancora per un quinquennio i benefici che sinora l’iniziativa ha garantito – specifica il rapporto - e cioè da un lato un servizio ambientale all’ambito provinciale e dall’altro i benefici economici ricavati dall’amministrazione, da utilizzare a favore della comunità locale».
      È sotto il profilo così definito “strategico” che paiono esserci novità dato che l’amministrazione intende “consolidare tali benefici per il futuro in modo ancora meno impattante per l’ambiente, tramite lo sfruttamento energetico del sito – spiega ancora il rapporto -. La variante è infatti collegata nell’immediato all’utilizzo del biogas di discarica per la produzione di energia elettrica e nel futuro al possibile utilizzo delle ampie superfici disponibili, vincolate alla destinazione per almeno 30 anni, per l’installazione di pannelli fotovoltaici di conversione energetica dell’energia solare”. Resta da capire se le finalità del progetto saranno coerenti con lo sviluppo sostenibile della comunità in termini ambientali, sociali ed economici.

MANIAGO. Continua on line il botta e risposta sulle false promesse tra Francesco Venier e Renzo Saccon
Nuova sfida sul San Lorenzo. Il Comitato Sos chiede il confronto pubblico sulla questione della cava

Martedì 30 Giugno 2009,
Maniago
      Il Comitato Sos San Lorenzo “sfida” l’amministrazione guidata dal sindaco Alessio Belgrado «a un contraddittorio pubblico in data, sede e moderatore a sua scelta, per chiarire una volta per tutte le reciproche posizioni in merito alla questione della cava». L’invito è stato indirizzato pubblicamente al capogruppo di maggioranza, Francesco Venier, da parte del Comitato che ha scelto il portale maniaghesi.it per dichiarare la totale disponibilità di Sos a quello che potrebbe trasformarsi in un duello dialettico stile “Mezzogiorno di fuoco”.
      A sorpresa si riaccende dunque come una fiammata estiva la polemica tra maggioranza Belgrado e Comitato Sos San Lorenzo, nonostante l’accordo reso noto già da qualche tempo tra i Comuni di Maniago e Frisanco e la Zillo. Chi come il Comitato per anni ha continuato a battersi per la difesa del monte non ha evidentemente ancora digerito il “tradimento” consumato – ed evidenziato anche dalle minoranze, che nel corso degli ultimi consigli comunali hanno sottolineato “le false promosse” della maggioranza – da chi attualmente guida l’amministrazione comunale di Maniago.
      L’ennesimo scontro tra Francesco Venier, capogruppo di maggioranza, e Renzo Saccon, portavoce del Comitato, si è consumato pubblicamente nelle scorse ore, attraverso la mailing list de “La Lama” collegata al sito www.maniaghesi.it. Una schermaglia quella tra i due che dura da diversi mesi e che negli ultimi tempi è nuovamente salita di tono. Ma Venier non ci sta a passare per “voltagabbana”: «non siamo riusciti a fermare del tutto la cava che Poggioli & C. ci hanno voluto imporre, ma abbiamo smontato una enorme fetta del progetto (quasi un terzo) voluto dalla giunta di Di Bernardo. Sai quanti sono 1 milione 800mila metri cubi? Sono 300 mila camion di calcare in meno, sono circa 10 milioni di tonnellate di cemento in meno – ricorda a Saccon - più di 5 anni di cava in meno».
      «Il Comitato ha affermato che sarebbe stato meglio lasciargli mangiare per intero la montagna come prevedeva il progetto approvato dall'amministrazione Illy-Di Bernardo. Non ti pare che sarebbe il caso di spiegare a tutti in che modo questo farebbe l'interesse del San Lorenzo? In ogni caso – conclude Venier rivolgendosi a Saccon - se avevi la ricetta per fermare tutto, se eri capace di fare più di quanto abbiamo fatto noi, perché non lo hai fatto?».
      Della questione si potrebbe ora tornare a parlare in un dibattito pubblico, questa volta tra amministrazione Belgrado e Comitato, dopo che nelle scorse settimane un altro incontro alla cittadinanza era clamorosamente saltato a tre giorni dall’ora stabilita, ovvero il faccia a faccia tra vecchia e nuova amministrazione, sempre sulla questione della cava di San Lorenzo.
      Fabio Della Pietra

MANIAGO Il monitoraggio dell’aria in zona deve essere continuo e i dati forniti in tempo reale
«Pericolo fumi, la Regione ci tuteli»
Il Consiglio chiede garanzie sull’impianto Zillo che usa rifiuti come combustibile

Mercoledì 24 Giugno 2009,
Maniago
      Il Cementificio di Fanna si appresta a bruciare nel suo forno il “cdr”, ovvero i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, utilizzando questi rifiuti come combustibile. A fronte di questo, il consiglio comunale di Maniago, su richiesta del gruppo Maniago ai Cittadini, ha approvato all'unanimità un documento attraverso il quale chiede alla Regione di non autorizzare l'uso di cdr, almeno fintanto che non saranno date garanzie sulle modalità di controllo dei fumi. Il documento ha sintetizzato le proposte fatte con la mozione di Maniago ai cittadini e quella di Maniago al centro.
      «La Zillo, per risparmiare sul combustibile e probabilmente anche per incassare i fondi previsti per chi usa “combustibili alternativi”, si appresta infatti a bruciare nel suo forno 90 tonnellate al giorno di rifiuti – spiega Pio De Angelis (Maniago ai cittadini) - per un totale annuo di più di 30mila tonnellate e questo non può essere permesso senza un ferreo, costante e continuo controllo».
      Il monitoraggio «però, non può essere fatto dal cementificio, o da una stazione di rilevamento posta a terra come avviene ora, ma deve avvenire attraverso sonde ai camini – ha sottolineato De Angelis -, che devono mandare in continuo, e in tempo reale, i risultati a un terminale elettronico che deve essere installato appositamente nel municipio di Maniago oltre che all'Arpa di Pordenone».
      Una condizione imprescendibile la cui mancanza porterebbe il cementificio a diventare «un inceneritore senza controllo e non si può permettere che Maniago diventi una nuova Taranto. L'uso del “cdr” nei forni dei cementifici è attività purtroppo autorizzata dallo Stato, ma poiché fra i fumi emessi dalla combustione dei rifiuti possono esserci sostanze cancerogene come i furani e la diossina, non è concepibile che i controlli non vengano fatti in continuo ed in tempo reale». Anche perché «l'emissione di sostanze tossiche interesserebbe principalmente la zona di Campagna di Maniago ed è quindi indispensabile che in Comune giungano in automatico tutte le informazioni riguardanti gli inquinanti emessi, in modo da poter intervenire immediatamente se dovesse servire per bloccare l'attività». Il rischio per la salute dei maniaghesi, evidenziato nelle scorse settimane anche dal Comitato Sos San Lorenzoo, è quanto il consiglio ha inteso come pericolo «una volta che si dovesse iniziare a bruciare questo materiale, mi auguro che la giunta Belgrado mantenga almeno questa volta – ha chiosato De Angelis - gli impegni presi e che anche la nuova giunta di Fanna non si accontenti dei dati che comunica la Zillo». L'unanimità raggiunta in Consiglio a Maniago fa comunque ben sperare, per dar corso agli impegni presi resta tuttavia necessario convocare urgentemente una riunione della commissione consiliare ambiente con l'assessore provinciale, la Zillo, l'Arpa e l'assessore regionale, per capire quali sono i veri intendimenti dell’azienda, ha concluso De Angelis.
      Fabio Della Pietra
    

MANIAGO La vicenda della cava ha monopolizzato la seduta, poi aggiornata a lunedì. L’opposizione ha chiesto le dimissioni dell’intero esecutivo
San Lorenzo, elmetto consegnato al sindaco
Polemica e accuse reciproche in Consiglio comunale. Poggioli a Belgrado: «Avete mentito ai cittadini»

Venerdì 19 Giugno 2009,
Maniago
      Annamaria Poggioli “passa le consegne” e cede al sindaco Alessio Belgrado «l’elmetto per continuare a scavare che, nel dossier San Lorenzo, il capogruppo di maggioranza Francesco Venier mi aveva fatto indossare’ in perfetto stile berlusconiano». «L'aver consegnato nelle mani del sindaco l'elmetto da cantiere è, al di là delle polemiche, segno di riconoscimento che la via seguita da noi era corretta e senza alternative concrete», la replica.
      Un coup de théâtre in segno di protesta, quello inscenato ieri sera in Consiglio dal neocapogruppo del Partito democratico (nel dibattito sulla mozione presentata dallo stesso Pd sulla cava, documento bocciato da maggioranza, a favore Pd e Per Maniago) nei confronti dell’Amministrazione, rea di “aver mentito sul San Lorenzo sapendo di mentire”. Tanto che Poggioli ha chiesto le immediate dimissioni di sindaco e giunta. Ultimi botti sull’ancora aperta questione cava. Pende ancora un ricorso al Tar presentato dal comitato Sos San Lorenzo (l’altro il Comune lo ha ritirato). «Quello della cava campagna elettorale 2007 diventò il cavallo da cavalcare con grande furbizia da parte dell’attuale maggioranza – ha tuonato Poggioli -. Alcuni esponenti, ieri consiglieri d’opposizione e oggi in giunta, tanto per non fare nomi Borgatti e Milanese, avevano addirittura dichiarato che si sarebbero messi “fisicamente di traverso alle ruspe della cementeria” se solo avessero intaccato il monte».
      «Mai detto nulla del genere – ha ribattuto Enio Borgatti, zitto invece Massimo Milanese – e la verità dei fatti non la potete snaturare». «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare – ha proseguito il vicesindaco Cristian Fiorot – ma non è corretto oggi scaricare le responsabilità». Finito così? «Nel vostro programma elettorale parlavate di abrogazione della variante 16 – ha accusato Carrozzi (Per Maniago) -, potevate anche approvare una variante alla variante ma non l’avete fatto. E stride oggi la posizione di Lega e An rispetto a quella di un tempo». «Il nostro è stato un impegno nella legittimità della legge – ha tuonato il consigliere di maggioranza Nicola Callegari – per tutelare monte e ambiente nel pieno rispetto del nostro programma». «Le parole di Borgatti sono voli pindarici – ha ribattuto il consigliere Gilberto Brun (Pd) -, meno di così non si poteva fare». «Siamo arrivati al capolinea – ha chiosato Poggioli -. Ammettete di esservi rimangiati ciò che avevate promesso – è l’ultimo sassolino - e che non avete fatto quello che potevate. Perché gli strumenti per dire di no alla Zillo li avevate. Ammettetelo e continueremo a rispettarvi, siate onesti e ritireremo la richiesta di dimissioni». Ennesimo rinvio a lunedì alle 18.30, anziché le due mozioni sul “cdr” (combustibile derivato da rifiuti), una presentata dall’opposizione (Maniago ai cittadini) l’altra dalla maggioranza (Maniago al centro).
      Fabio Della Pietra

MANIAGO In Consiglio
Rifiuti speciali. fronte del "no". Progetto del cementificio
Giovedì 18 Giugno 2009,
      Che il forno della cementeria Zillo di Fanna non si debba trasformare in un inceneritore per bruciare i rifiuti speciali, mettendo così a rischio la salute pubblica dei cittadini del comprensorio, lo aveva già chiesto e a gran voce il Comitato Sos San Lorenzo. La questione, che avrebbe dovuto essere affrontata dal consiglio comunale di Maniago ancora il 12 maggio scorso, tornerà in primo piano questa sera durante le assise municipali convocate alle 19. Annunciata la presenza tra il pubblico degli attivisti del Comitato Sos e, stando alle ultime indiscrezioni, anche di una rappresentanza di operai della Zillo, sindacati compresi.
      Due le mozioni in discussione presentate, l’una dal gruppo consiliare d’opposizione Maniago ai cittadini guidato da Pio De Angelis sul progetto di incenerimento di “rdf” nel forno del cementificio di Fanna, l’altra da Maniago al centro, che invece sostiene la maggioranza Belgrado, sul progetto di utilizzo di “cdr” (combustibile derivato da rifiuti) noto anche come “rdf” (refuse derived fuel).
      Va detto, peraltro, che il Comitato Sos San Lorenzo aveva fissato un incontro pubblico per il 23 maggio che prevedeva su questi temi - “Maniago oggi e domani, tra salute & ambiente” era il titolo della serata - il confronto tra vecchia e nuova amministrazione di Maniago. Evento clamorosamente saltato tre giorni prima (e rinviato a data da destinarsi) a causa dell’improvvisa revoca della concessione della sala nella Casa della gioventù da parte della stessa associazione parrocchiale.
      I membri del Comitato saranno presenti ai lavori di questa sera per ricordare all’intero consiglio di “difendere la propria comunità dalla prevaricazione della Regione predisponendo un ordine del giorno - avevano dichiarato - che obblighi l’ente regionale a revocare la concessione ed a coinvolgere nella vicenda le comunità interessate”.
      L’assise di questa sera inizierà con la surroga della consigliera Franca Quas, ora sindaco di Andreis, al suo posto tra i banchi maniaghesi del Pd Lucio Sabadin. Si entrerà poi nel vivo del dibattito con ben 7 mozioni presentate da Maniago ai cittadini (3), Maniago al centro (la lista civica che sostiene la maggioranza Belgrado, 3) e Pd (1).
      Tra gli altri argomenti in discussione Maniago ai cittadini affronta la questione della bonifica del terreno inquinato a valle del depuratore del Nip in località “zona golenale del torrente Colvera, oltre che delle regole circa la convocazione delle assise municipali. Il Pd ritorna sulla cava di San Lorenzo e Maniago al centro presenta una mozione per iniziativa di solidarietà alle popolazione terremotate della Regione Abruzzo e una sulla nuova organizzazione dell’Arpa.
      Fabio Della Pietra

MANIAGO «Nessun guadagno»
Bioman, dopo i plausi
è l’ora della polemica
De Angelis teme per l’ambiente

IL GAZZETTINO / Domenica 7 Giugno 2009,
Maniago
      «Apprendo con stupore che Belgrado e il suo vice sindaco Fiorot vantano - quasi fossero opera loro - i progetti di produzione di energia che la Bioman sta realizzando, utilizzando i rifiuti ed il biogas che da questi ne deriva. Credo che invece di vantare iniziative condotte da privati a uso commerciale, Belgrado e Fiorot - ma anche l'assessore all'ambiente Borgatti e il presidente della commissione competente Callegari - dovrebbero dire ai maniaghesi quello che i cittadini guadagneranno da tutto questo». A parlare è il consigliere comunale Pio De Angelis (Maniago ai cittadini) che riapre la polemica sul fronte ambiente. «Non basta il fatto che la nostra città sia già sede di una discarica in cui tutti i comuni della provincia conferiscono rifiuti. Adesso dobbiamo anche assistere a una giunta comunale che festeggia il fatto che Maniago si appresta a diventare il ricettacolo di rifiuti provenienti da tutto il triveneto per i fabbisogni della Bioman. La ditta è privata e guadagnerà, oltre che con la produzione di compost anche con quella di energia elettrica, mentre ai maniaghesi resta solo l'aumento del costo della bolletta per lo smaltimento dei rifiuti e l'aumento del traffico di camion». De Angelis, a tal proposito, ricorda che «quando la Bioman sarà a pieno regime produrrà oltre al compost quasi 20 giga watt di corrente elettrica, dei quali un terzo li userà per sé e il resto lo venderà. Mentre ai maniaghesi arriverà solamente l'aumento del traffico di camion dovuto al fatto che alla Bioman arriveranno 280 mila tonnellate di rifiuti all'anno».
      Nessuna ricaduta positiva, stando a De Angelis, per i cittadini di Maniago, visto che «Belgrado e Fiorot dall'insediamento di questa azienda si sono accontentati di 75 mila euro l'anno che la Bioman verserà al comune per i disagi che arrecherà ai maniaghesi, e hanno nel frattempo aumentato il costo della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti».
      Insomma, «mentre i maniaghesi pagano ancora di più per lo smaltimento dei rifiuti – chiosa De Angelis - alcuni si arricchiscono con il loro trattamento ed altri, come il Cementificio di Fanna, si apprestano a bruciare "rdf", combustibile proveniente da rifiuti, senza alcuna garanzia di sicurezza per l'aria, con il silenzio assordante di questa giunta comunale e l'assenso della giunta regionale».
      F.D.P.

Faccia a faccia Belgrado-Di Bernardo
A Maniago il 23 maggio incontro tra sindaco ed ex per parlare di cava, salute e ambiente
Martedì 12 Maggio 2009,
Maniago
      Un "faccia a faccia" tra Alessio Belgrado ed Emilio Di Bernardo che indubbiamente provocherà scintille perché a confrontarsi - per la prima volta pubblicamente - saranno rispettivamente l’attuale sindaco di Maniago e l’ex primo cittadino (dal ’98 al 2007) per un contraddittorio che, partendo dall’argomento tabù della cava del San Lorenzo, si allargherà poi ad affrontare le prospettive future in termini di salute ed ambiente legate alla città delle coltellerie. Ad organizzare l’appuntamento il Comitato Sos San Lorenzo che, con un volantino, sta informando la popolazione della cittadina e dei paesi limitrofi che lo storico evento si terrà sabato 23 maggio alle 18 alla Casa della gioventù.
      «Per la maggioranza Belgrado il silenzio è d’oro. Infatti, in silenzio, forse per il timore di farsi scoprire – afferma il portavoce di Sos San Lorenzo, Renzo Saccon -, la giunta maniaghese ha approvato il piano di decapitazione del San Lorenzo. Ciò venendo meno alle promesse fatte anche recentemente dai vari Borgatti, Venier, Milanese, Fiorot che dichiaravano assoluta contrarietà a quel progetto. Certo – incalza Saccon -, c'è un accordo mediato dalla Regione per un progetto ridotto, tuttavia oggi il sindaco Belgrado ha approvato esattamente quanto aveva approvato il suo predecessore».
      Chi pensava che con il recente accordo tra Zillo e Comuni di Maniago e Frisanco il comitato anti cava sarebbe rientrato nell’anonimato, ha sbagliato. Sos San Lorenzo ha chiesto formalmente all’amministrazione Belgrado «la definizione di un incontro urgente con professionisti autonomi per illustrare le gravi problematiche sanitarie» collegate al fatto che «la Regione ha accolto, con una rapidità sorprendente, la richiesta del cementiere per bruciare rifiuti speciali». Il tutto, stando sempre al Comitato, «contro una sentenza della Corte europea Forse il baratto per qualche metro cubo di monte in meno?».
      Nel frattempo secondo il comitato anticava l'amministrazione di Maniago sta «sottovalutando il pericolo che ne potrebbe conseguire» e che potrebbe coinvolgere «la popolazione non solo di Campagna e Dandolo, ma di tutto il territorio comunale». E anche su questa ulteriore delicata questione, la stessa amministrazione Belgrado si starebbe muovendo, stando sempre al Comitato, «tardivamente e, ancora una volta, senza alcun coinvolgimento popolare».
      Tornando al faccia a faccia tra Belgrado e Di Bernardo del prossimo 23 maggio, Sos ha intitolato lo storico appuntamento "Maniago oggi e domani, tra salute & ambiente". Sono stati inoltre invitati per la passata amministrazione gli ex assessori Stefano Carrozzi e Annamaria Poggioli (oggi consiglieri di opposizione), per quella attualmente in carica l’assessore all’ambiente Enio Borgatti ed il capogruppo di maggioranza Francesco Venier, che su delega diretta del sindaco ha sempre seguito più che da vicino la questione San Lorenzo. Ma il clou dell’evento sarà certamente il confronto tra sindaco attuale ed ex, Di Bernardo avrebbe già dato piena disponibilità a partecipare.
      Fabio Della Pietra

Zillo, le polveri investono Maniago
È Il comune più interessato dalle emissioni in atmosfera. I dati resi noti dall’Arpa

Giovedì 30 Aprile 2009,
Maniago
      (lp) È Maniago il comune maggiormente investito dalle emissioni in atmosfera della Cementizillo: lo si evince, senza alcun dubbio, dai dati diffusi ieri, a Fanna, nel corso della conferenza annuale relativa al monitoraggio in continuo delle polveri e degli agenti inquinanti del sito produttivo. Per cercare di correre ai ripari e di avere un quadro attendibile della situazione, l'assessore maniaghese all'Ambiente, Enio Borgatti, ha chiesto e ottenuto ampie rassicurazioni dall'Arpa sul trasferimento della centralina, attualmente ubicata nel piazzale antistante il ristorante "Al giardino", a Fanna. Un sito inidoneo, in quanto le osservazioni dei flussi dei venti hanno dimostrato come le correnti prevalenti siano quelle nord-sud: in soldoni, il centro abitato maggiormente interessato dalle polveri sottili e dalle emissioni in genere, non è Fanna, come si è sempre creduto, ma Maniago, frazione di Campagna in testa.
      Per studiare l'effettivo impatto, nei prossimi mesi sarà disposto il trasloco della centralina, così da avere riferimenti precisi sul tasso di inquinamento cui il paese è sottoposto, «anche perché – hanno spiegato i funzionari dell'Arpa – ci sono anche nuovi siti produttivi, insediatisi più o meno recentemente a Maniago, che vanno monitorati».
      Quanto ai dati dell'indagine annuale, la Zillo ha evidenziato come le emissioni provenienti dal camino principale (l'unico sotto controllo 24 ore su 24 e che rappresenta il 50 per cento degli inquinanti dispersi nell'atmosfera) siano tutte abbondantemente al di sotto dei limiti previsti dalla legge. Dati confermati anche dalle misurazioni autonome dell'Arpa. In premessa, sia il sindaco Maria Grazia Girolami sia l'assessore Marco Mendizza, hanno sottolineato l'importanza di un monitoraggio approfondito e costante degli agenti inquinanti da estendere progressivamente a tutti i 34 punti di emissione in atmosfera presenti nel sito. «Non subordinare mai la ricerca al profitto – ha dichiarato il sindaco -. Chiediamo a Regione (di cui si è lamentata l'assenza dell'assessore Lenna), Provincia e Arpa di individuare strumenti sempre più idonei e d'intervenire ciascuno per il proprio livello di competenza a garanzia della salute dei cittadini, della salubrità dell'aria e della salvaguardia dell'ambiente». Mendizza ha richiesto inoltre di «approfondire le quantità di micro inquinanti e continuare con controlli anche nelle aree circostanti». Da registrare anche la protesta di un cittadino di Fanna, Giacomino Pippolo, che ha lamentato la scarsa informazione che viene fornita alla popolazione.

Cava, timori sul combustibile usato. Maniago, sindacato in municipio. Informazioni ai residenti sull’energia derivata dai rifiuti
Giovedì 23 Aprile 2009,
Maniago
      «Solleciteremo l’azienda a trovare siti alternativi al San Lorenzo»: è l’impegno assunto dalle organizzazioni sindacali in prospettiva alla conclusione dell’ultima escavazione sul monte prevista in quindici anni ed annunciato ieri a margine del vertice in municipio convocato dal sindaco di Maniago, Alessio Belgrado. «Nel corso dell’incontro – ha affermato Daniele Morassut della Cisl provinciale – è stato fatto un ulteriore ragionamento sul progetto che dovrebbe prevedere l’utilizzo di combustibili derivati dai rifiuti alternativi a quelli che si stanno attualmente utilizzando». «Abbiamo sottolineato che l’Italia è il paese leader nella produzione di cemento in Europa, disponiamo di tecnologie necessarie per lavorare in sicurezza – ha proseguito Morassut -. Su questo aspetto vi è la necessità di coinvolgere la popolazione fornendo tutte le informazioni a carattere tecnico per assicurare che ciò che si va a bruciare non è pericoloso per la salute dei cittadini». Una questione molto delicata per la quale la Zillo «è costantemente monitorata dall’Arpa regionale con la verifica fumi. L’azienda da questo punto di vista non è insensibile, ecco perché siamo intenzionati a promuovere un’iniziativa per mettere a disposizione di tecnici non di parte le informazioni per gestire anche questo tipo di problemi».
      Il rappresentante della Cisl torna poi sull’importante accordo sottoscritto nei giorni scorsi tra Zillo, Comuni di Maniago e Frisanco: «Si è chiusa una partita che giudichiamo in modo molto positivo, che ha donato maggiore tranquillità ai lavoratori ed alle loro famiglie. Un altro dato fondamentale riguarda la scelta dell’azienda di restare sul territorio rendendosi altresì disponibile al confronto anche su altri temi. La Zillo ha detto che lo stabilimento strategico è quello di Fanna».
      Nei prossimi giorni la giunta maniaghese «produrrà una delibera in cui si impegna a ratificare il progetto, la Zillo poi entro tre mesi presenterà il piano con le modifiche al progetto di escavazione così come previsto dall’accordo». Insomma «è prevalsa la risposta importante all’emergenza occupazionale che ci poteva essere. L’intesa sottoscritta va incontro alle esigenze dei cittadini di vivere in un ambiente decoroso, accogliendo due questioni molto delicate, ovvero una escavazione non così importante e la tutela dell’occupazione». «Il Comune di Maniago ci ha chiesto – ha concluso Morassut – di proseguire nel rapporto instaurato, anche perché ci vorrà circa un anno per l’attuazione del percorso delineato. Sindacato e lavoratori faranno la loro parte».
      Fabio Della Pietra

    

CAVA San Lorenzo, la polemica trasloca su Facebook
Mercoledì 22 Aprile 2009,
Maniago
      (fdp)La scia di polemiche conseguente all’accordo tra Comune e Zillo sulla cava di San Lorenzo continua a lasciare pesanti strascichi. Ad accusare il Comitato Sos di aver pronunciato affermazioni gratuite che non danno il giusto riconoscimento alla difficile azione intrapresa dalla maggioranza Belgrado – che un risultato pur lo ha raggiunto – è il capogruppo di maggioranza Francesco Venier, già membro co-fondatore dello stesso Comitato.
      Venier ha scelto di esprimersi attraverso il gruppo Maniago e Maniaghesi su Facebook, in risposta a quanto dichiarato dal Comitato Sos San Lorenzo nei giorni scorsi. Ed è proprio al portavoce dei cittadini anti-cava, Renzo Saccon, che Venier si rivolge sottolineando la “gratuità del giudizio sul lavoro svolto” dall’amministrazione Belgrado nonché il “misconoscimento di un risultato che, se anche non ha azzerato la cava, la ha grandemente ridotta”.
      “Ho letto sul Gazzettino che il Comitato ribadisce la richiesta di dimissioni della maggioranza che avevate già avanzato lo scorso anno – afferma Venier rivolgendosi direttamente a Saccon -. Ora dite che secondo voi non abbiamo fatto niente per il San Lorenzo. Ritengo che prima di dire che tutto il lavoro che abbiamo fatto non esiste, dovreste dire in cosa siamo mancati. Quali azioni che avrebbero salvato il monte non abbiamo compiuto?”.
      Secondo Venier “in mancanza di una proposta concreta e alternativa il vostro resta un semplice sfogo di rabbia e frustrazione, legittimo ma privo di basi. E per cortesia non venirmi a dire che la popolazione è stata tenuta all’oscuro – incalza Venier rivolto sempre a Saccon -. Credo non esista un solo maniaghese che non fosse pienamente consapevole del problema, una riunione pubblica in più o in meno non avrebbe cambiato nulla né in termini di informazione né in termini di efficacia della azione amministrativa in difesa del monte”.

MANIAGO Otto mesi di trattative con la Cementizillo e la convinzione che se nel 2003 la posizione del Comune fosse stata diversa la montagna si sarebbe salvata
Cava San Lorenzo, l’amministrazione si difende
Il capogruppo di maggioranza ,Venier: «Siamo riusciti a ridurre drasticamente la portata del disastro»
Martedì 21 Aprile 2009,
Spilimbergo
      «Questo risultato non è ciò che speravamo di ottenere, il mancato azzeramento della cava lo viviamo come una sconfitta, ma abbiamo - come promesso - fatto tutto ciò che era umanamente e legittimamente possibile per fermarla». Dopo settimane di silenzio, a fronte di una trattativa tra Comune di Maniago e Zillo di quasi otto mesi, il capogruppo di maggioranza Francesco Venier zittisce le polemiche: «Siamo profondamente soddisfatti di essere riusciti a ridurre drasticamente la portata di quel disastro».
      Il sindaco Alessio Belgrado ringrazia consiglieri e assessori dell'attuale giunta e maggioranza per il comportamento responsabile che hanno assunto: «Il lavoro fatto è il massimo che si poteva nelle attuali condizioni e nella situazione ereditata. Tutti insieme ci siamo assunti la responsabilità di portare fino al massimo consentito la tutela del San Lorenzo. Per fare qualcos'altro bisognava solo andare oltre la legge, cosa che non faremo mai».
      Quanto alla minoranza Venier precisa che «il risultato ottenuto deve essere andato di traverso se la reazione non è andata al di là della scontata richiesta di dimissioni. Non possiamo accettare ulteriori mistificazioni da parte di chi è responsabile integralmente dello “stupro ambientale” che comunque si compirà sul San Lorenzo, anche se in misura moto minore di quanto desiderassero i nostri predecessori».
      E richiama «l’instancabile lavoro negoziale» e «il supporto politico dell'amministrazione regionale» grazie ai quali il Comune di Maniago «è riuscito a ridurre drasticamente il progetto della Cementizillo». Un risultato che ha portato alla «riduzione di oltre 1 milione 800mila metricubi della cava, un terzo del totale, in massima parte in comune di Maniago, da 4 a 3 degli stralci della coltivazione della cava», alla diminuzione «di un terzo della durata dello scavo e dell'impatto sulla cima», nonché al «quasi annullamento dell'impatto sul profilo del monte visto dalla pianura».
      «Se nel 2003 la posizione del Comune fosse stata quella attuale, la montagna si sarebbe potuta salvare del tutto con certezza». Tuttavia «siamo convinti che nessuno avrebbe potuto ottenere di più. La forza dell’avversario dal punto di vista del diritto era soverchiante e il fatto che Zillo abbia accettato di scendere a compromessi lo si deve ad una serie di fattori tra i quali anche l’azione del comitato.– conclude Venier -. Questo è un risultato clamoroso e certamente inatteso da chi, come il professor Di Bernardo, convinto di averci reso impossibile modificare il suo disegno, fermandomi per strada mi disse "Ride bene chi ride ultimo". Rida pure».
      Fabio Della Pietra
    

San Lorenzo, la rabbia del Comitato
A Maniago il portavoce Saccon ciede le dimissioni di sindaco, giunta e maggioranza
Domenica 19 Aprile 2009,
Maniago
      Il Comitato Sos San Lorenzo chiede formalmente le dimissioni del sindaco Alessio Belgrado, dell’intera giunta e di tutta la maggioranza. Una reazione durissima, ma non certo inattesa, rispetto all’accordo appena sottoscritto tra Zillo e Comuni di Maniago e Frisanco. «Il lungo calvario del monte San Lorenzo è così, forse, giunto alla fine. Con una firma pilatesca posta davanti a un'ambigua Regione, il cementiere edil sindaco di Maniago hanno decretato la morte del nostro piccolo monte, che subirà quella decapitazione tenacemente voluta dal trio Di Bernardo – Poggioli - Carrozzi». Sono le prime amare parole espresse dal portavoce del comitato, Renzo Saccon.
      «Con la scomparsa del caratteristico profilo a cappello del Doge, scompariranno anche una parte della storia e dei ricordi di tantissimi maniaghesi che finiranno in pasto al forno della Cementizillo assieme ai rifiuti, in nome del profitto e di una politica indifferente alla volontà popolare». Saccon non risparmia le critiche ai componenti della maggioranza Belgrado, ricordando «le lacrime di coccodrillo versate dai soliti ipocriti che molto potevano, ma che nulla hanno fatto», aggiungendo «sofferenza a chi ha duramente lottato e creduto ingenuamente in un nuovo corso della politica locale».
      Tuttavia, «è giunto ora il tempo che ognuno mantenga fede alla parola data e renda conto degli impegni presi pubblicamente». La prima campana suona per l’assessore all’ambiente Enio Borgatti per il quale, afferma Saccon, «deve essere certamente un giorno triste per lo "stupro ambientale" della decapitazione del San Lorenzo, stupro che ironia del destino è firmato proprio da chi l'ha definito tale, ma anche per la storia personale di Borgatti avendo, assieme al capogruppo Venier, dato origine all'azione di difesa del nostro monte oltre 3 anni fa».
      Il secondo rintocco è proprio per Francesco Venier, cofondatore di Sos, «eletto dai cittadini con l'obiettivo di salvare il San Lorenzo e divenutone invece il suo necroforo dopo aver barattato politicamente il ricorso del Comune per "qualche metro cubo" di scavo in meno». La terza e la quarta campana sono «per gli assessori Massimo Milanese e Cristian Fiorot, viste le loro posizioni di difesa ad oltranza del nostro simbolo storico e paesaggistico».
      In coerenza con l’azione incessante portata avanti in questi anni, Sos «chiede coerenza da parte di tutti, in prima fila al sindaco Alessio Belgrado, e formalizza la richiesta di dimissioni della maggioranza civica che governa Maniago». Ciò perché nulla sarebbe stato fatto per salvare il San Lorenzo, «nonostante le dichiarazioni dei massimi esponenti della stessa in ordine alla difesa del monte, nonostante le ripetute sollecitazioni del Comitato finalizzate al coinvolgimento delle popolazioni». Infatti, conclude amaramente Saccon, «l'odierno risultato palesa l'insufficienza dell'azione intrapresa, dimostrando così anche una incapacità nel rispondere adeguatamente al mandato popolare ricevuto per la salvaguardia del nostro monte».
      Fabio Della Pietra

«Così abbiamo garantita l’occupazione»
Sabato 18 Aprile 2009,
Maniago
      (f.d.p.) «Meglio un compromesso che porti a rapporti sempre migliori e improntati alla storica collaborazione, che una lunga guerra legale». Sono le prime parole pronunciate ieri da Giovanni Zillo Monte Xillo, presidente del cementificio padovano, il quale ha evidenziato che «l'interesse della Cementizillo era quello di poter andare avanti con l'impianto. Abbiamo preferito rinunciare ad una parte di escavazione pur di garantire il livello occupazionale e avere la possibilità di avere ancora alcuni anni davanti, durante i quali avremo tutto il tempo di considerare altre soluzioni, ma che riguarderanno unicamente per il reperimento del materiale, in quanto l'impianto sorge in una posizione strategica e viene sempre portato ad esempio di funzionalità, sicurezza e misure d'avanguardia, con tecnologie moderne e sistemi di monitoraggio unici nel loro genere».
      Zillo ha altresì sottolineato «il proficuo rapporto con l'amministrazione comunale, che ha tenuto una posizione lineare e, pur nelle divergenze, ha sempre cercato più il dialogo che lo scontro. Quanto alla crisi economica mondiale, mi piace ricordare come l'azienda sia solida - ha evidenziato il presidente - e come ci si sia dati da fare per superare i momenti più delicati senza mai andare a intaccare i livelli occupazionali e addirittura senza ricorrere alla cassa integrazione o ad altri ammortizzatori sociali».

MANIAGO Strascico di polemiche politiche dopo l’accordo fra azienda e amministrazioni
«Cava, due anni di inutili promesse»
Il Pd chiede agli assessori che hanno difeso il San Lorenzo di dimettersi
Sabato 18 Aprile 2009,
Maniago
      «È opportuno che a questo punto qualcuno che siede sui banchi della maggioranza, e che con arroganza e presunzione si è autoeletto paladino di una causa che non è riuscito a difendere, faccia un atto di coraggio e di umiltà e si dimetta». Sono le prime pungenti reazioni, la voce è di Annamaria Poggioli (Pd), a seguito dell’accordo sottoscritto tra Zillo e i Comuni di Maniago e Frisanco. «Mi aspetto atti conseguenti – rincara la dose Stefano Carrozzi (Per Maniago) – da chi il San Lorenzo lo aveva difeso strenuamente anche di recente: mi riferisco agli assessori Borgatti e Milanese, al capogruppo Venier e al vice sindaco Fiorot, dato che l’accordo siglato disattende quello che avevano millantato».
      Poche ore dopo lo storico contratto sottoscritto tra amministrazione maniaghese, frisanchina e Cementizillo, fioccano polemiche destinate ad avere eco per molto tempo. «Una conclusione annunciata – per l’ex candidata sindaca Annamaria Poggioli -, epilogo di una vicenda che la maggioranza Belgrado ha trascinato per ben due anni dalla sua elezione, ben sapendo, e questo è grave, che indietro non sarebbe tornata nonostante i proclami e le promesse, tutte vanificate».
      «Con questo accordo viene ratificato ciò che la giunta precedente (guidata da Emilio Di Bernardo, ndr) aveva correttamente impostato con Regione e azienda per addivenire alla migliore soluzione possibile – sostiene Carrozzi – Siamo contenti per la conclusione soprattutto per le maestranze, anche se quella che viene sbandierata è una vittoria di Pirro, non fa altro che portare una minima riduzione nell’escavazione che non va ad intaccare il piano».
      I mesi trascorsi «sono serviti solo per prendere tempo, per tergiversare in modo inconcludente – incalza ancora Poggioli -: la verità è che sindaco e maggioranza stavano studiando come “indorare la pillola” che ora dovrà essere amaramente ingoiata dai cittadini che hanno creduto a quei proclami elettoralistici sulla salvezza del San Lorenzo, strumentali solo alla vittoria delle elezioni». Resta ora da capire, posto che la Zillo permarrà sul territorio per una quindicina d’anni, «cosa l’accordo sottoscritto comporti in termini di minor gettito finanziario per le casse comunali – afferma Carrozzi -. Quanto all’azienda, ha portato a casa un risultato importante che ne tutela le maestranze».
      Ma la pillola più indigesta è quella «che dovranno ingoiare ancora più amaramente i componenti del Comitato Sos San Lorenzo – conclude Poggioli - che ingenuamente, ma seriamente, hanno creduto a quella battaglia che non si è rivelata altro che uno specchietto per allodole abilmente utilizzato da questa amministrazione».
      Fabio Della Pietra

Cava San Lorenzo, firmato l’accordo
Maniago e Fanna danno il via libera alla Zillo. Lo scavo sarà più rispettoso della montagna
Venerdì 17 Aprile 2009,

Maniago
      È stato sottoscritto ieri, nella sede della Regione a Udine, l'accordo tra i Comuni di Maniago e Frisanco e la “Cementizillo spa” di Fanna, in relazione alla cava San Lorenzo. L'intesa prevede una minor riduzione, di una decina di metri, della cima del monte San Lorenzo rispetto a quanto previsto dal progetto originario e un quantitativo di materiale estratto pari ad un terzo rispetto al totale già previsto. Da 6 a poco più di 4 milioni di metri cubi, cioè 1 milione 270 mila metri cubi in meno in comune di Maniago e 500 mila in meno in quello di Frisanco. L'accordo contempla un minor tempo di escavazione e ripristino, fissato in quattro anni.
      L'amministrazione di Maniago si impegna, in attesa del nuovo progetto, a dare parere favorevole a quello originario, rinunciando al ricorso al Tar. La Zillo rinuncia da parte sua all'azione di rivalsa e si obbliga a presentare, entro tre mesi alla Regione, il progetto definitivo di variante contenente le nuove prescrizioni. Progetto peraltro già depositato in questi giorni in forma preliminare, al protocollo degli uffici municipali. Pertanto il nuovo progetto andrà a sostituire quello originario denominato “Claupa”. A garanzia del rispetto di quanto sottoscritto, Zillo rilascerà al Comune di Maniago una fideiussione di un milione di euro.
      L'assessore regionale all'Ambiente, Vanni Lenna, che ha svolto una lunga opera di mediazione, si è dichiarato soddisfatto del raggiungimento dell'accordo «per l'equilibrio fra amministrazione e Cementizillo, che fa sintesi da un lato della necessità dell'azienda di investire e di tutelare l'aspetto occupazionale, e dall'altro tutela gli interessi dell'amministrazione, che intende salvaguardare e ridurre l'impatto ambientale». Lenna ha anche ripercorso l'excursus della vicenda, che partiva da un muro contro muro, ed è giunto ad un accordo «che rappresenta il trionfo del buon senso, con delle reciproche concessioni rispetto alla base di partenza». «Diamo atto della disponibilità dell'azienda – ha commentato, invece, il sindaco Belgrado -, che ha capito la posizione del Comune e ha recepito alcune delle sue istanze. Rispetto ad un anno fa, cioè alla posizione iniziale, lo scenario è completamente mutato, per cui alcuni elementi che inizialmente potevano essere gestibili, come l'occupazione – tra diretti e indotto sono in ballo circa 300 posti di lavoro -, attualmente hanno pesato molto di più sull'accordo raggiunto». «Pur prevedendo l'acuirsi delle polemiche – conclude Belgrado - in questa vicenda va rilevata la positività dell'intesa, ma non vanno dimenticati i ristrettissimi margini di manovra che l'amministrazione aveva a disposizione, posto che il percorso era stato definito dai precedenti amministratori comunali». Alla sigla del protocollo hanno partecipato anche l'assessore regionale Elio De Anna, il sindaco di Frisanco Angelo Bernardon, il presidente del Consiglio comunale Gaetano Scalone, il responsabile dell'ufficio tecnico Roberto Bevilacqua, il presidente della Cementizillo Giovanni Zillo Monte Xillo e il dirigente dell'azienda Paolo Destro. La prossima settimana è in programma un incontro di Belgrado coi sindacati dello stabilimento fannese.
      Fabio Della Pietra

   

 IL GAZZETTINO Mercoledì 18 Marzo 2009  Cava e lavoro, vertice a Trieste
Maniago, si tratta su un nuovo progetto per salvare i posti e il profilo del San Lorenzo

Zillo, Regione e Comune stanno studiando una nuova ipotesi di variante che accolga le richieste della maggioranza Belgrado di ridurre l’impatto dello scavo sul San Lorenzo, salvaguardando al contempo i 200 posti di lavoro del cementificio di Fanna. È quanto emerso a Trieste dal vertice a tre tenutosi in Regione cui hanno partecipato i tecnici dei rispettivi enti.
      Ciò in riferimento al fatto che l’azienda «aveva compiuto un’analisi tecnica rispetto alla sostenibilità dell’ipotesi di variante che venisse incontro alle richieste ben note da parte dell’amministrazione comunale».
      «L’incontro – ha proseguito il sindaco Alessio Belgrado - ha aperto spiragli più che positivi, la partita è in corso. Al momento la Zillo sta valutando la fattibilità di alcuni percorsi, dopo di che si procederà alla valutazione politica». L’auspicio espresso dal primo cittadino è «che si vada verso la comprensione della posizione di Maniago, la cui amministrazione non esprime certo richieste irrealizzabili». Sollecitazioni che «a fronte del quadro più generale possono essere supportate da una minima corrispondenza di altri attori».
      Il sindaco Alessio Belgrado ha confermato inoltre che si sta personalmente muovendo finanche attraverso «contatti a più livelli, che mi confermano che l’ipotesi di lavoro avanzata dal tavolo tecnico è condivisa da tutti». Quanto ai contenuti dell’ipotesi di variante attualmente in corso di approfondimento da parte dei vertici della Cementizillo, è presto detto: si tratta di ridurre l’impatto del progetto per quanto possibile. Vero è, tuttavia, che permangono alcuni nodi da sciogliere. Il principale riguarda «il primo lotto, il più difficile da concordare – riconosce Belgrado -, quello inerente la partenza. Ci stiamo particolarmente impegnando per ottenere il massimo risultato». In buona sostanza, «contrariamente a quanto si dice – chiosa - è stata registrata la disponibilità del Comune di Frisanco che ha dimostrato comprensione verso alcune aspettative che ha l’amministrazione di Maniago». La vera novità, tuttavia, riguarderebbe proprio l’inizio degli scavi. Comune di Maniago e Zillo starebbero infatti valutando assieme l’eventualità e fattibilità di lasciare intatto il caratteristico profilo a panettone del monte San Lorenzo, studiando una possibilità di scavo tale da lasciare immutata la cima della montagna.
      Fabio Della Pietra
    


MANIAGO Patto per salvare i 200 posti di lavoro e per tutelare l’ambiente
Cementizillo, tavolo a tre
Alleanza di Belgrado con i sindaci di Frisanco e Fanna
Martedì 10 Marzo 2009,

      I sindaci di Maniago e Frisanco sottoscrivono un patto di alleanza per salvare i 200 posti di lavoro della Zillo e tutelare la valenza ambientale del monte San Lorenzo. Nessun contrasto, dunque, tra Alessio Belgrado e Angelo Bernardon che andranno avanti all’insegna della concertazione che sarà allargata anche al sindaco di Fanna, Mariolina Girolami. A breve ci sarà un vertice a tre fra i sindaci interessati alla questione San Lorenzo. L’incontro tra Alessio Belgrado e Angelo Bernardon si è svolto nei giorni scorsi. Sul tappeto la questione del monte San Lorenzo e l’ampliamento della cava di Claupa da parte della Cementizillo di Fanna. Una tematica oltremodo delicata sulla quale da giorni si inseguono notizie e precisazioni, a fronte anche della lettera inviata dai vertici Zillo all’amministrazione maniaghese nella quale si paventa il rischio di chiusura dell’impianto entro il primo semestre del 2010. Negli ultimi tempi, infatti, il dibattito sulla cava di San Lorenzo si è fatto più che mai intenso con, da una parte, le organizzazioni sindacali e i lavoratori che temono per l'occupazione. Dall'altra l'amministrazione comunale di Maniago, sempre più inflessibile sulla necessità di ridurre l'impatto delle attività di scavo. «Si è trattato di un faccia a faccia molto positivo e cordiale – ha detto il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado -. Frisanco e Maniago faranno azioni concertate, con l'obiettivo di considerare il problema in un unico contesto, che tenga presente sia la valenza ambientale, sia quella occupazionale, sia ancora i benefici che le amministrazioni locali hanno dalla presenza di questa attività». Belgrado ha altresì fatto sapere che la partita verrà allargata anche a Fanna, terzo Comune coinvolto territorialmente dalle attività o della Zillo, seppure la questione più spinosa riguardi gli altri due enti locali dove sorge la cava. Nell'occasione si parlerà anche delle ultime voci che stanno preoccupando la cittadinanza sulla volontà della Zillo di utilizzare il combustibile da rifiuto per alimentare l’impianto. Tornando alla questione della cava di San Lorenzo, Alessio Belgrado ha precisato che «il sindaco di Frisanco è stato informato del fatto che la Regione sta seguendo con particolare interesse questa fase, cioè gli sviluppi che si stanno prefigurando attorno alle ipotesi di variante che il progetto originario dovrà recepire».
      Fabio Della Pietra

    

Le emissioni non conoscono confini
FANNA Preoccupa la possibilità del recupero di energia attraverso il combustibile da rifiuto
Cementificio, i timori del paese

Giovedì 5 Marzo 2009,
Fanna
      (lor.pad.) L'accelerazione data dalla proprietà del cementificio di Fanna alle pratiche per la valutazione d’impatto ambientale finalizzata alla verifica della procedura di recupero di energia attraverso il Cdr (il combustibile da rifiuto) sta preoccupando i cittadini di Fanna e non solo loro, dal momento che le emissioni in atmosfera non conoscono confini amministrativi e l'impianto che produce cemento è situato all'intersezione con i comuni di Arba e Maniago (studi recenti sulla direzione dei fumi affermano che le particelle sono più diffuse a Campagna e nella zona produttiva di Maniago) e ad un paio di chilometri in linea d'aria da Cavasso Nuovo e Frisanco. Da quanto si è appreso, gli incartamenti sono stati protocollati a Trieste all'inizio di febbraio e ora si attende di capire l'esito della verifica. La preoccupazione della popolazione è legata al fatto che il Comune, pur ospitando fisicamente l'impianto, non ha poteri decisionali e pur tuttavia alcuni anni fa venne approvato un ordine del giorno con cui l'attuale maggioranza (in scadenza a giugno) rifiutava l'ipotesi di utilizzare questo tipo di combustibile per far funzionare l'impianto. In ogni caso, presto verrà convocato un summit cui parteciperanno esperti dell'Azienda sanitaria e dell'Arpa e a cui saranno invitati tutti i consiglieri comunali.
      A preoccupare la cittadinanza è la tempistica scelta dall'azienda per sollecitare un parere in materia ambientale da parte della Regione: l'ente deve infatti rispondere entro 60 giorni e ciò significherebbe che si potrebbe arrivare a un pronunciamento in piena campagna elettorale e con l'amministrazione uscente ormai in disarmo, dal momento che il sindaco, Maria Grazia Girolami, non si potrà nemmeno ricandidare, essendo giunta al termine del terzo e ultimo mandato. Va detto comunque che esistono già efficienti sistemi di monitoraggio dei fumi dalle ciminiere in forza di un accordo siglato alcuni anni fa da Comune, Regione e Zillo, un'intesa che ha fatto da apripista a livello di Friuli Venezia Giulia e consente di avere il monitoraggio in continuo delle particelle rilasciate in atmosfera. Il Cdr resta tuttavia uno spauracchio.

 

IL GAZZETTINO, Sabato 28 Febbraio 2009

SAN LORENZO, L'IRA DEL COMITATO
Il portavoce chiede all'amministrazione di mantenere la posizione espressa

IL GAZZETTINO, Sabato 28 Febbraio 2009

FRISANCO Il paese teme per il futuro dopo l’annuncio della possibile chiusura della Cementizillo e l’indecisione dei vicini. Il caso discusso in consiglio
«Se Maniago blocca la cava ci pagherà i danni»
Il sindaco preoccupato: «Dall’escavazione ci aspettiamo un ritorno di 150 mila euro l’anno per dieci anni»

«Oltre ad esprimere grossa apprensione per la preannunciata probabile chiusura della Cementizillo che porterebbe alla perdita di posti di lavoro anche in Val Colvera, sono preoccupato anche per le entrate che nell’eventualità non perverrebbero al Comune di Frisanco. Se tale ipotesi dovesse concretizzarsi, Frisanco non potrà fare a meno di “chiedere i danni” al Comune di Maniago».
      Non usa mezzi termini il sindaco Angelo Bernardon, che in fase di consiglio comunale giovedì sera ha spiegato: «L’escavazione in Val Colvera è a fronte di un ritorno economico di circa 150 mila euro l’anno, per la durata di dieci anni: se questa entrata non ci dovesse arrivare perché un ente (il Comune di Maniago) non completa la fase di approvazione già approvata da tutti, Regione compresa, il suddetto ente dovrà risarcire sia la comunità, che l’ente che si vede privato di questo guadagno, cioè Frisanco».
      La presa di posizione è avvenuta a margine della seduta di consiglio in cui questo argomento era stato inserito come “straordinario ed urgente” e di cui si è dibattuto dopo la discussione dei programmi triennali e annuali delle opere pubbliche – tra queste anche il rifacimento di sottoservizi e del selciato di una strada nel cuore del capoluogo, via De Michiel (dietro il campanile), di una nei pressi di piazzetta VI maggio a Casasola, dell’allargamento della strada che conduce al cimitero di Poffabro, della progettazione del lavori per il recupero del Circolo operaio, sempre a Poffabro. A seguire, l’approvazione dei bilanci -in pareggio e lodati dal revisore dei conti per l’aver limato le spese superflue- e la comunicazione dell’avvenuta firma dell’accordo con il monastero per la concessione di un terreno ad uso parcheggio. Nelle stesse assise il consiglio ha votato anche per un prolungamento della durata della “vita” dell’Unione dei comuni della Valmeduna. Invece di scadere tra meno di un mese, l’unione andrà avanti fino al 2012 «per dar modo alle prossime amministrazioni di Frisanco, e i due Tramonti di valutare se proseguire con questa tipologia di associazione», conclude Bernardon.
      Anna Vallerugo

MESSAGGERO VENETO, Venerdì 27 Febbraio 2009

IL GAZZETTINO, Venerdì 27 Febbraio 2009

MANIAGO Pd e "Per Maniago" contro la maggioranza dopo la lettera al sindaco in cui il presidente della Zillo minaccia di chiudere l’attività entro il 2010
«Urgente approvare il progetto sulla cava»
L’opposizione chiede alla giunta di salvare i posti di lavoro: «Poi tratti con l’azienda il piano di escavazioni»

Scoppia la bufera dopo la lettera inviata dai vertici della Zillo al sindaco di Maniago. La maggioranza «esca dall’angolo in cui si è colpevolmente cacciata e faccia un atto responsabile: approvi il progetto licenziato dalla Regione per poi trattare con l’azienda sul piano di escavazione, come del resto era anche nelle nostre intenzioni». L’ex assessore al bilancio Stefano Carrozzi (Per Maniago) chiede alla maggioranza del sindaco Belgrado interventi urgenti per salvaguardare i duecento posti di lavoro della Cementizillo.
      Sono le reazioni polemiche seguite alla lettera inviata dal presidente della Zillo al sindaco di Maniago attraverso la quale la cementeria di Fanna ha minacciato di chiudere l’attività entro il 2010. Dopo le preoccupazioni espresse dai lavoratori in assemblea, anche il Pd attacca: «Abbiamo sempre denunciato la mancanza di un atto di coraggio – dice Franca Quas -: bastava abrogare la famosa variante 16. Anche gli atti di queste ultime settimane non ci sono molto chiari anche se il sindaco in prima persona aveva promesso di informare puntualmente l'intero consiglio, cosa non avvenuta». D’altro canto il progetto trasmesso dalla Regione al Comune, dopo aver ottenuto tutti i visti dei vari organismi preposti Via compresa, «ha fatto emergere palesemente gravissime differenziazioni all'interno della maggioranza». Carrozzi si riferisce al “no" al progetto tout court degli assessori Borgatti e Milanese e alla “necessità di trovare un compromesso per proseguire l'escavazione espresso da sindaco Belgrado, capogruppo Venier e vice sindaco Fiorot”. L’eventuale “rivisitazione in tutto o in parte del progetto passa attraverso l'attivazione di un nuovo iter con tempi ben oltre il 2010 indicati dall'azienda”. Insomma, la maggioranza Belgrado «contrariamente alle promesse elettorali, non ha mai messo in discussione la variante 16 – incalza ancora Carrozzi - pur avendone strumenti e tempi, né è mai riuscita a trovare adeguate soluzioni per i reciproci veti interni, al di là della sbandierata armonia proclamata dal sindaco».
      La chiosa con un colpo di fioretto è del Pd: «Se la giunta e la maggioranza Belgrado, che ha come capogruppo una persona che della chiusura della cava ha fatto l'unico suo obiettivo, non sono in grado di dare risposte chiare e certe in tempi ormai rapidissimi – attacca ancora Quas -, se non sono capaci di assumersi le proprie responsabilità, continuando a rimandare a domani decisioni diventate improcrastinabili, allora crediamo sia opportuno un atto dovuto ai cittadini di Maniago, dichiarando il proprio fallimento».
      Fabio Della Pietra

IL GAZZETTINO, Giovedì 26 Febbraio 2009,

IL SINDACO BELGRADO
Il Comune schiva l’ultimatum dell’azienda e aspetta un cenno dalla Regione

L'amministrazione di Maniago non si sente destinataria di alcun ultimatum da parte della Zillo “con la quale prosegue un dialogo corretto e proficuo”. Lo sostiene il sindaco, Alessio Belgrado, che non intende entrare nel gioco delle parti, rigettando “qualsiasi inutile spirito polemico” e ribadendo il concetto fondamentale: «La tutela dell'occupazione è un elemento importante, la cui responsabilità va condivisa fra tutti gli attori che traggono beneficio da questa situazione - sostiene il primo cittadino -, ma è indubbio che è un problema tutto e solo di Maniago dare risposte concrete al mandato che, meno di due anni fa, gli elettori ci hanno affidato, dicendo chiaramente cosa pensano della vicenda. Facendo finta che questo secondo elemento non esista, non si agevola il lavoro». Il sindaco ribadisce che l’amministrazione ha “intrapreso una strada che coniuga le esigenze dell'occupazione e quelle della salvaguardia del San Lorenzo. Al di fuori di questa strada non ce ne sono altre». Quanto al prossimo incontro, Belgrado precisa che sarà convocato presto: «In realtà - precisa - volevamo calendarizzarlo in questi giorni, coinvolgendo anche la Regione, ma è entrato in vigore il decreto 152 in materia ambientale che considera la variante alla stregua di un nuovo progetto. Ciò significa dilatare i tempi. L'azienda sta ipotizzando la propria proposta al Comune (finora nulla di ufficiale è pervenuto in municipio, ndr)». Quanto all'ipotesi circolante in alcuni ambienti della città secondo cui l’azienda Zillo starebbe cercando di forzare la mano, nel tentativo di trovare un alibi rispetto ad un’eventuale crisi occupazionale, che non sarebbe figlia del fatto specifico della cava ma originata dalla congiuntura economica internazionale, Belgrado è schietto: «Non ho alcun elemento a sostegno di queste tesi. Con la Zillo c'è sempre stata chiarezza e lealtà: elementi che continueranno a caratterizzare il nostro rapporto. Ognuno sta facendo la propria parte - incalza -: non c'è stato alcuno stop e nessun allungamento dei tempi come qualcuno, per ottenere visibilità, vorrebbe far credere». Il sindaco Belgrado chiosa lanciando un monito ai sindacati: «Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità: pensando di tutelare gli interessi legittimi di chi critica il comportamento dell'amministrazione non si lavora per favorire il raggiungimento di un accordo tra le parti». Da quanto si è appreso, nell'economia generale della vicenda, la Regione considererebbe essenziale un riconoscimento formale delle tesi del Comune di Maniago.
      Fabio Della Pietra

IL GAZZETTINO, Giovedì 26 Febbraio 2009

Cava, timori tra i duecento addetti
Maniago, assemblea della Zillo. «La politica non decide, la crisi avanza, siamo in pericolo»

Cresce la preoccupazione dei lavoratori della Cementi Zillo di Fanna. Il giorno dopo l’ultimatum dell’impresa all’amministrazione comunale di Maniago ("Via libera all’ampliamento della cava sul monte San Lorenzo, oppure entro il primo semestre 2010 si chiude") i dipendenti si sono ritrovati in assemblea. I timori aumentano sia tra i cento addetti diretti del cementificio sia nell’indotto in cui operano altre cento persone tra camionisti, manutentori. Circa duecento posti di lavoro sarebbero messi in serio pericolo nel caso in cui il Comune maniaghese non dovesse autorizzare entro tempi ragionevoli l’ampliamento del sito di escavazione. «È ormai da troppo tempo - sbotta Viviano Cosolo a capo del sindacato provinciale degli edili della Cisl - che si discute di quest vicenda. E mentre la politica continua a prendere tempo per cercare delle soluzioni che avrebbero dovuto già essere trovate i lavoratori si trovano di fronte al dubbio. Si chiedono se nei prossimi mesi il loro lavoro ci sarà ancora. E nel grave momento di difficoltà generale dell’economia che coinvolge anche il comparto delle costruzioni rischia di aggiungersi un’ulteriore incognita dovuta alla non decisione della politica e dell’ente pubblico».
      Durante l’assemblea i lavoratori hanno discusso anche della lettera-ultimatum che la direzione della Zillo ha spedito al sindaco maniaghese Alessio Belgrado. «Noi auspichiamo - hanno ribadito i rappresentati dei lavoratori - che tra Comune e azienda si possa trovare un punto di incontro. Ma la soluzione non può più attendere. Deve arrivare quanto prima perché i tempi di utilizzo di una cava dal momento in cui l’azienda dovesse ottenere il via libera definitivo non sono brevissimi». Come dire: anche se, per ipotesi, il Comune desse l’okay domani mattina la società - per questioni tecniche legate all’organizzazione dell’attività estrattiva - ci vorrebbero altri sei o sette mesi per iniziare a ricavare la materia prima da portare nello stabilimento di Fanna. Senza contare poi che se l’azienda non potesse più ricavare la materia prima per fare il cemento nel vicino monte San Lorenzo verrebbe meno il principale fattore (legato ai costi) che la rende competitiva. Nel corso dell’assemblea - nella speranza che il caso San Lorenzo trovi una soluzione - si è cominciato a discutere del rinnovo del premio contrattuale di secondo livello.
      D.L.   

IL GAZZETTINO, Giovedì 26 Febbraio 2009,
LITE SUL MONTE
      La polemica sul monte San Lorenzo era iniziata già con la scorsa amministrazione Di Bernardo. La giunta Belgrado appena insediata ha fatto retromarcia bloccando, di fatto e non senza divisioni interne, l’iter autorizzativo sull’ampliamento della cava sull cima del monte. Mentre ci sono le autorizzazioni della Regione e del Comune di Frisanco mancano ancora quelle maniaghesi.

POSTI A RISCHIO
      A preoccuparsi sono i circa cento addetti diretti dello stabilimento Zillo di Fanna il cui posto sarebbe a rischio se non ci fosse più la materia prima per fabbricare il cemento. Altri cento sono però i posti dell’indotto che sparirebbero se la società decidesse di chiudere o di reperire altrove la materia prima.

IL GAZZETTINO Mercoledì 25 Febbraio 2009,

MANIAGO L’azienda al Comune: «Rischiamo di restare senza materia prima, danni per l’occupazione»
La Zillo dà l’ultimatum sulle cave

«Se lo scavo non sarà autorizzato chiuderemo il cementificio di Fanna entro il 2010»

Se l’amministrazione comunale di Maniago non darà il nulla osta entro i tempi previsti all’autorizzazione di scavo sul monte San Lorenzo, la Zillo chiuderà la cementeria di Fanna entro il primo semestre del 2010 a causa della mancanza di materie prime. Riservandosi di chiedere i danni al Comune. Non si tratta delle solite indiscrezioni, questa volta a parlare sono i vertici della Cementizillo in una sorta di ultimatum inviato all’amministrazione della città dei coltelli. È quanto si sostiene in una lettera sottoscritta dal presidente della Zillo inviata il 12 febbraio al sindaco Alessio Belgrado e, per conoscenza, ai rappresentanti provinciali delle organizzazioni sindacali ovvero Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Feneal-Uil nonché alle Rsu di Fanna. Il documento in premessa fa riferimento alla riunione tenutasi lo scorso 23 settembre a Maniago cui avevano partecipato oltre al sindaco e alcuni assessori, il presidente dell’azienda, il consigliere delegato, il dirigente Paolo Destro e il consulente tecnico. Incontro cui non era stato dato alcun seguito dall’amministrazione, nonostante la disponibilità della Zillo a trovare una soluzione. Disponibilità ribadita alla giunta Belgrado nella lettera: «vi saremo grati se vorrete dare disponibilità per un nuovo incontro, da effettuarsi con urgenza, fra i rappresentanti dell’amministrazione comunale, il nostro presidente e i nostri addetti ai lavori, allo scopo di verificare la possibilità di un’intesa che soddisfi le reciproche esigenze e che non comprometta la gestione della cementeria di Fanna per mancanza di materie prime». Sull’argomento cava di San Lorenzo la Zillo ritiene opportuno «ricordare che è stato elaborato un progetto di massima di variante che sembrerebbe soddisfare le esigenze di entrambe le parti salvo definire le procedure amministrative». Ma sono i tentennamenti della maggioranza a preoccupare l’azienda. «Qualora non dovessimo ottenere il decreto autorizzativo di scavo entro il secondo semestre dell’anno in corso, saremmo costretti, nostro malgrado – affermano i vertici della Zillo - a fermare gli impianti produttivi entro il primo semestre 2010 per mancanza di materie prime, con tutte le gravi conseguenze riguardanti sia gli aspetti occupazionali, per l’azienda e per l’indotto, sia le rilevanti perdite in cui incorrerebbe la società, riservandoci di intraprendere eventuali azioni di responsabilità».
      Fabio Della Pietra

 

IL GAZZETTINO - Domenica 25 Gennaio 2009

MANIAGO Lo precisa Franca Quas che dice: non diamo stampelle all’esecutivo Belgrado
«Cava, nessuna spaccatura nel Pd»

Maniago
      «Sappiamo che le spaccature all’interno della giunta Belgrado ci sono e che tutte le promesse fatte in campagna elettorale saranno puntualmente disattese – precisa Franca Quas- . Da parte nostra nessuna stampella all’esecutivo Belgrado, anche perché siamo convinti che abbia perso un sacco di tempo in chiacchiere». Dopo aver anticipato che non firmerà alcuna richiesta per un consiglio comunale sulla cava di San Lorenzo - imboccando la stessa strada annunciata dagli esponenti della maggioranza che avevano rivelato che il progetto non sarà discusso dal consiglio ma dalla giunta -, il Pd di Maniago smorza sul nascere le voci diffusesi nelle ultime ore circa una spaccatura interna sulla questione cava. «La posizione di gruppo consiliare, direttivo e del coordinatore Fabrizio Milanese è una sola: è la giunta ed esclusivamente la giunta Belgrado che si deve assumere le proprie responsabilità».
      E rivendica anzi la trasparenza delle proprie posizioni. «A suo tempo con la giunta Di Bernardo abbiamo fatto delle scelte ponderate nella consapevolezza di fare la cosa giusta – ricorda Quas-, cercando di coniugare un forte controllo sui progetti presentati dalla Cementizillo, un impatto ambientale ridottissimo, la salvaguardia dei posti di lavoro e una tempistica tale da dichiarare l’autorizzazione a scavare definitivamente l’ultima». Scelte per le quali «abbiamo pagato ma le nostre posizioni rimangono coerenti». Quanto ai punti di vista di «altri esponenti della minoranza, hanno tutto il diritto di agire come credono, è legittimo».
      Tuttavia il Pd non li seguirà in questa strada. «Un buon amministratore deve sapersi assumere le proprie responsabilità. In quest’ottica noi non lanciamo scialuppe di salvataggio a nessuno - chiosa Quas - e a maggior ragione a chi, invece di prendere una posizione chiara e trasparente agli occhi dei cittadini perde tempo a polemizzare e chiacchierare, evidenziando divisioni e discrepanze che portano a un pericoloso immobilismo».
      Fabio Della Pietra
     

IL GAZZETTINO Sabato 24 Gennaio 2009,

MANIAGO Bocciata la richiesta di Pio De Angelis. Ma Franca Quas chiede alla maggioranza di prendersi le proprie responsabilià e di non attribuirle ad altri
Monte San Lorenzo, il Pd dice "no" al consiglio comunale urgente
Maniago
      Il Partito democratico di Maniago interviene a sorpresa in soccorso della coalizione di centro destra e lancia al sindaco Alessio Belgrado un salvagente inatteso sul San Lorenzo. «Non ci interessa discutere in Consiglio il progetto definitivo sulla cava, è la maggioranza che deve prendersi le proprie responsabilità senza addossarle invece ad altri». Parole, forse, insperate dallo stesso sindaco, quelle pronunciate dal capogruppo consiliare del Pd, Franca Quas, che anticipano che il Pd non firmerà alcuna richiesta da parte delle opposizioni per la convocazione di un consiglio comunale sul progetto definitivo della cava di San Lorenzo. Un ciambellone di salvataggio provvidenziale perché va a togliere alcune castagne dal fuoco al sindaco Belgrado, tuttora alle prese con una serie di fratture interne nell’esecutivo. Ma non tutte. Se al dibattito consiliare il progetto forse non arriverà, tuttavia permangono le differenti posizioni in giunta sulla cava (vedi le dichiarazioni dei giorni scorsi degli assessori di Lega nord, Alleanza nazionale e Forza Italia). «In questo momento un consiglio comunale aperto non ci interessa per niente. Noi siamo coerenti con le nostre posizioni – afferma Quas -, che non sono certamente quelle espresse dal consigliere Pio De Angelis». Parole che affossano prima del tempo l’ipotesi lanciata dallo stesso De Angelis (Maniago ai cittadini) di riportare in consiglio il progetto per costringere tutta la maggioranza Belgrado a pronunciarsi pubblicamente e formalmente sulla questione. Nei giorni scorsi De Angelis aveva chiesto che «i consiglieri comunali d’opposizione, pur nelle loro diverse posizioni sulla cava, richiedessero un consiglio comunale urgente per discutere e votare il piano di escavazione». Ma ex diessini e margheriti non ci stanno e ricordano che «nel gruppo consiliare del Pd di Maniago trovano posto oggi ben tre assessori assieme al capogruppo di maggioranza della passata amministrazione Di Bernardo. Noi abbiamo mantenuto la stessa posizione che avevamo prima». I quattro sono Gilberto Brun (ex vice sindaco e assessore ai lavori pubblici), Annamaria Poggioli (già assessore alla cultura e turismo, e candidata a sindaco del centrosinistra), Franca Quas (per nove anni assessore alle politiche sociali) e Ilario Dessoni (capogruppo della passata maggioranza). Sulle contrastanti dichiarazioni degli esponenti della giunta Belgrado, Quas evidenzia che «c’è un passare la palla da una parte all’altra» e critica «quelle che sono le chiacchiere della maggioranza».
      F.D.P.

IL GAZZETTINO Venerdì 16 Gennaio 2009,

MANIAGO De Angelis: «Chiediamo la convocazione perchè se la maggioranza rifiuta di portarlo all’attenzione di tutti significa che vuole nascondere le diverse posizioni sull’accordo»
L’opposizione: «Il progetto della cava deve tornare in Consiglio»

Maniago
      Nonostante il "no" della maggioranza Belgrado, a Maniago il progetto definitivo della cava di San Lorenzo potrebbe tornare in consiglio comunale già entro i primi di febbraio. Ciò «se i consiglieri comunali di opposizione - come mi auguro - pur nelle loro diverse posizioni in merito alla cava, richiederanno la convocazione di un consiglio comunale urgente per discutere e votare il piano di escavazione». L’auspicio espresso da Pio De Angelis, per «dare la possibilità ai maniaghesi di capire chi è coerente e chi no con quanto dichiarato in campagna elettorale», avrà bisogno dell’assenso di cinque consiglieri dell’opposizione. Invece di placare la polemica le dichiarazioni del sindaco Alessio Belgrado hanno ottenuto l’effetto contrario. «Se è vero che si è vicini ad un accordo perché il sindaco non è venuto ad illustrarlo in commissione? Invece di farci vedere il progetto definitivo sul quale abbiamo già espresso tutte le nostre contrarietà – incalza De Angelis -, Belgrado avrebbe potuto far dire dal suo referente per il San Lorenzo, Venier, in cosa consiste questo accordo in fieri”. Invece “la maggioranza si rifiuta di portare il progetto in consiglio e dimostra la volontà di nascondere le diverse posizioni che ci sono al suo interno».
      «Di quale accordo parla il sindaco? – chiede Stefano Carrozzi (Per Maniago)-. Sa bene che il progetto non si può modificare riaprendo l’iter. Se invece parla del piano di escavazione va definito tra le parti ma lo avremmo fatto anche noi». Quanto alla trattativa «mi pare strano che al negoziato, se esiste, non sia mai stato invitato il sindaco di Frisanco, comune su cui insistono i tre quarti dell’ampliamento». E definisce «inqualificabile il comportamento di Callegari. Il presidente della commissione non ha fatto onore al ruolo che ricopre non leggendo il documento a lui indirizzato da Per Maniago e Pd».
      Per Francesca Tomasini (IdV) le dichiarazioni del sindaco sono «volte, come sempre, ad insabbiare il caso e a mantenere un'ingiustificata segretezza circa le trattative tra Comune e Cementificio. Un atteggiamento perfettamente in linea con la commissione-farsa che, non prevedendo neppure il voto, non consentiva ai presenti di fare o dire nulla». Ma che «comunque è servita a smascherare l’inconsistenza dei recenti slogan pubblicitari secondo cui il San Lorenzo non si toccherebbe». Bisognava invece «bocciare in un consiglio comunale allargato alla cittadinanza il progetto definitivo della Zillo». Ma non è detto che ciò non accada.
      Fabio Della Pietra


MESSAGGERO VENETO 15 gennaio 2009
La commissione ambiente si è riunita senza gli esponenti di "Per Maniago" e Pd e dopo il rifiuto di portare il progetto di scavo in consiglio se ne sono andati altri tre componenti.

Cava San Lorenzo, Tensione nella maggioranza
Loredana Lorenzi non condivide il modo in cui è stata gestita la vicenda: "Mi sento presa in giro"
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IL GAZZETTINO   Giovedì 15 Gennaio 2009,
«Cava, passi avanti verso l’accordo»
Maniago, il sindaco tratta con la Zillo. Ma in commissione è bagarre sul progetto
 
Maniago
      «Non siamo lontani da un accordo definitivo»: da quando i massimi esponenti di Cementizillo e Comune di Maniago si sono incontrati nel settembre scorso «sono stati fatti passi in avanti verso un compromesso. Le due parti hanno lavorato intensamente per cercare di smussare le rigidità delle rispettive posizioni». È quanto ha tenuto a precisare ieri sera il sindaco Alessio Belgrado a margine dell’animata commissione sul progetto definitivo della cava di San Lorenzo. Vero è che «la trattativa non è ancora conclusa», permanendo «alcuni passaggi non secondari ancora da definire». Tuttavia il primo cittadino ha espresso «fiducia che la buona volontà dimostrata sinora possa portare presto, concretamente, una ipotesi di accordo – ed è questa la reale novità delle ultime ore - che spetterà poi agli organi competenti del Comune approvare o meno».
      Belgrado ha però invitato i suoi assessori - «tutti hanno parlato di tutto» - «ad una maggiore prudenza nel trasmettere all’opinione pubblica messaggi che poi raggiungono l’effetto contrario rispetto alle intenzioni». Sulle diverse posizioni espresse da Ln, An e FI Belgrado ha glissato ricordando che «quello che conta non sono i passaggi intermedi ma il risultato finale. La proposta è in via di definizione, stiamo lavorando per avere a breve termine una proposta condivisa da ambo le parti».
      In commissione ennesimo battibecco tra maggioranza e opposizione. Subito il consigliere Pio De Angelis (Maniago ai cittadini) chiede la lettura del documento inviato da Per Maniago e Pd (assenti per protesta), la lettera sarà soltanto messa agli atti dal presidente Nicola Callegari perché strumentale e giunta dopo la pubblicazione sulla stampa. Francesca Tomasini (IdV), appreso da Callegari che la commissione è «prettamente illustrativa e non ci sarà votazione per una scelta precisa della maggioranza prima che la giunta dia il proprio parere sul progetto come previsto dallo statuto», fa una richiesta formale: «pretendo che il progetto passi in consiglio comunale e voglio che la commissione voti questa proposta».
      Scoppia la bagarre. Da una parte Callegari si impunta e rifiuta il voto perché «non previsto dallo statuto». De Angelis e Tomasini insistono e «in base al regolamento» chiedono che la commissione si esprima sulla proposta. Alla fine si vota ma si scoprono anche le carte: Callegari, Venier e Scalone (membri della maggioranza) sono contrari, Tomasini e De Angelis favorevoli. Tre a due, il progetto non sarà discusso in Consiglio comunale.
      Fabio Della Pietra
Il monte San Lorenzo dove si dovrebbe scavare


IL GAZZETTINO   Mercoledì 14 Gennaio 2009,
Cava San Lorenzo, il progetto in commissione
Maniago
      I partiti del centrodestra si smarcano sul San Lorenzo ma l’Udc non ci sta e chiede una verifica di maggioranza per evitare che le divisioni interne oramai manifeste possano tradursi nel tracollo anticipato dell’amministrazione Belgrado. Nel frattempo il Comitato anticava fa la voce grossa e invita tutti i consiglieri di maggioranza a bocciare il progetto della Zillo, a partire dal voto in commissione ambiente prevista oggi alle 18. Lavori che saranno disertati per protesta da Per Maniago e Pd, ovvero ciò che resta dell’ex amministrazione Di Bernardo che aveva avviato ed approvato iter e variante.
      Non sono piaciute all’assessore in quota Udc le prese di posizione dei colleghi di Lega Nord, An e FI. «Sulla vicenda San Lorenzo non possono esistere posizioni dei vari partiti né fughe in avanti dei singoli – afferma Gianfranco Turatti-. Ciò che l'Udc si propone è una posizione unica di giunta e maggioranza in cui ci sia una sintesi. A tal fine, rimandiamo ogni ulteriore commento e discussione al vertice di maggioranza». Che tenterà di trovare un compromesso sulla cava, prima che con la Zillo, tra le forze del centrodestra.
      Il Comitato Sos San Lorenzo intanto chiede a tutti i membri del centrodestra di bocciare il progetto definitivo. La difesa del monte enunciata dagli assessori Borgatti (Ln), Milanese (An) e Fiorot (Fi) non è sufficiente: «Attendiamo un seguito conseguente da parte di tutta la maggioranza Belgrado con un voto contrario al progetto della Zillo» dice Renzo Saccon. Per Maniago e Pd diserteranno la commissione ma accusano giunta e maggioranza “di comportamento ambiguo” su un progetto “ormai definitivo su cui nessun può dire o fare qualcosa”. Anche perché «non è quello voluto dall’amministrazione Belgrado, che starebbe ancora aspettando una nuova proposta da parte della Zillo mancando su questo, a detta dell’assessore Milanese, la pubblica utilità. Forse che la messa in mobilità e/o il licenziamento in tutto o in parte di maestranze - 200 tra diretti ed indotto - non si configura come pubblica utilità?». È tempo «che sindaco e maggioranza si assumano la responsabilità, con una delibera di giunta come prevede la legge, di rigettarlo tecnicamente e politicamente. Non vogliamo essere corresponsabili in questo cinico comportamento». In commissione ci sarà invece Maniago ai cittadini: «Vogliamo sapere dai tecnici della Zillo se è vero che c'è una proposta di escavazione alternativa – incalza Pio De Angelis - così come la maggioranza continua tramite il capogruppo Venier e compagnia a propagandare. Vogliamo sapere se è vero che la Zillo ha chiesto al Comune un progetto alternativo e che questo si è rifiutato di farlo. Ma saremo lì per pretendere che il consiglio comunale si esprima con un voto sul progetto, originario o alternativo che sia». Senza dimenticare infine che permane l’incognita dei due ricorsi pendenti davanti al Tar, uno presentato dal Comitato e l’altro dal Comune.
      Fabio Della Pietra


IL GAZZETTINO   Martedì 13 Gennaio 2009
MANIAGO Il vicensindaco (FI) si schiera con Lega e An a difesa dell’ambiente: «Trattativa in corso, ma se ci propongono un palliativo non arriveremo a compromessi»

Fiorot: «Il monte non si tocca, il piano Zillo deve essere rivisto»

Maniago
      «Alle condizioni attuali anche noi riteniamo che il piano di escavazione della Zillo sia troppo impattante e soprattutto sproporzionato nei modi e nei tempi. Siamo pertanto in piena sintonia con le posizioni già espresse da Lega Nord e An secondo cui il monte non si tocca». A parlare è il vice sindaco, Cristian Fiorot, massimo esponente di FI nella giunta Belgrado. «Questo non significa che siamo chiusi alla trattativa con l’azienda – precisa riaprendo lo spiraglio al negoziato-: ma se la proposta della Zillo sarà un palliativo noi non arriveremo a nessun compromesso». Un segnale chiaro in vista della commissione urbanistica-ambiente che domani vedrà i tecnici dell’azienda presentare il progetto di scavo relativo al monte San Lorenzo. «Abbiamo un’impostazione realistica, a queste condizioni non accettiamo un piano di scavo così impattante», ribadisce Fiorot che, a differenza del collega di An, si dice in attesa comunque di vedere nei dettagli la proposta che la Zillo formalmente sottoporrà. Fermo restando che «se si tratterà di un palliativo non accetteremo il progetto esistente».
      La maggioranza Belgrado in questo anno e mezzo «ha sempre agito per ottenere il massimo risultato possibile nel rispetto delle convinzioni di ognuno – prosegue Fiorot –, ma oggi le strade possibili sono due: trattare con l’azienda per un accordo che riveda il progetto iniziale nelle quantità e nella durata di permanenza; oppure andare a un muro contro muro col rischio concreto di non ottenere il minimo risultato». Un’ipotesi “che non escludiamo” e che considera “non scontato l’accordo” tra Comune e azienda. Accordo che, qualora fosse raggiunto, «dovrà necessariamente prevedere una precisa convenzione». Fiorot ricorda poi che la posizione di Forza Italia «non è cambiata in questi anni. Ci siamo mossi fin dall’inizio per una soluzione che coniugasse il mantenimento dell’attività della Zillo e l’occupazione dei lavoratori con la salvaguardia ambientale. Tanto che fummo i primi a parlare di escavazione in galleria o con altre modalità non a cielo aperto». E rammenta l’ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare regionale di FI “che raccolse il voto favorevole di tutto il centrodestra e di parte del centrosinistra». È stata «la precedente maggioranza a mal gestire la questione -. Se nel 2003 avesse voluto salvaguardare il San Lorenzo avrebbe potuto prevedere modalità di scavo non impattante o avviare il percorso di trasferimento della cava che, a detta della Zillo, è di 9 anni».
      Fabio Della Pietra


IL GAZZETTINO   Sabato 10 Gennaio 2009
 Cava, la trattativa è bloccata
Maniago, Milanese (An) rivela: «La Zillo non rivede il suo piano di scavo»

Maniago
      «La Zillo è ferma sulle sue posizioni e noi lo siamo sulle nostre. Ma è l’azienda che deve rivedere le sue progettualità, noi non avanzeremo alcuna proposta». A dirlo è l’assessore a bilancio e cultura Massimo Milanese - in quota An - che aggiunge un nuovo e forse decisivo tassello al futuro del San Lorenzo, complicando la trattativa tra Comune di Maniago e azienda padovana: «A queste condizioni, il monte non si tocca».
      Dichiarazioni che sono del resto coerenti con quanto lo stesso Milanese aveva affermato fin da quando era all’opposizione. Ma scoprono una giunta, quella governata da Alessio Belgrado, che definire in disaccordo (sul San Lorenzo) pare oramai soltanto un eufemismo.
      Sulla questione della cava la posizione di An, come espressa dall’assessore Milanese, era e resta “simile” a quella già espressa di recente dalla Lega Nord per bocca dell’assessore all’ambiente, Enio Borgatti. «Eravamo e siamo fermamente contrari all’operazione così come era stata impostata, ovvero senza la concertazione di alcun interesse collettivo: l’interesse qui è solo per la Zillo. Noi di An – afferma Milanese - siamo sempre stati contrari sia alle indicazioni della variante sia alla variante stessa, così come siamo contrari ad un intervento sul San Lorenzo che segua le dimensioni sempre prospettate dalla Zillo».
      L’assessore ricorda inoltre di aver «sempre ribadito che nelle responsabilità della precedente amministrazione c’era proprio la mancanza dell’interesse collettivo di tutta questa operazione. Adesso tutti chiedono l’intervento dell’amministrazione comunale ma, in questa fase, noi non possiamo chiedere niente – prosegue Milanese -, è la Zillo eventualmente a doversi fare avanti con una proposta alternativa. Questo è il percorso più corretto che è stato intrapreso dalla maggioranza per riuscire ad evitare lo sbancamento del monte».
      L’esponente di An rivela anche: «Non è vero che stiamo chiudendo la trattativa con la Zillo, la posizione dell’azienda è ferma, non sono intenzionati a modificare nessun piano. Loro vorrebbero che fossimo noi a proporre un accordo, ma personalmente – precisa Milanese -, non ritengo che sia un percorso corretto. Deve essere l’azienda ad avanzare una proposta di compromesso».
      Quello che tuttavia manca anche adesso è «l’interesse collettivo dell’operazione, elemento che io ho sempre ribadito che dovrebbe essere l’azienda a proporre e che oggi ancora non c’è. Che poi questo si possa concretizzare in una rivisitazione della convenzione questo non lo so. A queste condizioni – chiosa l’assessore Milanese -, resto un convinto assertore del mantenimento dell’integrità del San Lorenzo, vale a dire che il monte non si tocca». Quello che l’esponente di An però sa è che «il milione e 800 mila euro previsto dalla Zillo per la riqualificazione dell’area post escavazione non deve essere identificato come interesse collettivo».
      Fabio Della Pietra


MESSAGGERO VENETO Martedì 6 gennaio 2009
SAN LORENZO "NIENTE STOP ALLE RUSPE"


IL GAZZETTINO Sabato 3 Gennaio 2009,
Cava, l’opposizione attacca

Maniago
      Infuriano le polemiche sulla cava di San Lorenzo e fioccano le reazioni delle minoranze. «Alla trattativa con la Zillo su cui tanto sta puntando la maggioranza Belgrado saremmo arrivati anche noi. A dimostrazione di ciò il fatto che avevamo già definito non solo che sarebbe stata l’ultima escavazione sul San Lorenzo, ma che la stessa si sarebbe risolta nel tempo massimo di 15 anni». Il capogruppo di Per Maniago Stefano Carrozzi, «contesta la tragicommedia messa in scena da giunta e maggioranza. La disponibilità a negoziare con l’azienda sulla quantità scavata l’avevamo anche noi perché era l’atto finale del processo, ovvero un punto d’incontro tra le esigenze del nostro territorio e quelle della Zillo». Il punto per Carrozzi sarebbe un altro. Assodata la spaccatura nella maggioranza, «l’amministrazione Belgrado ha solo assecondato quello che avevamo fatto noi». Sulla questione è tornato anche il capogruppo del Pd, Franca Quas, che ha definito «patetiche le dichiarazioni che si rincorrono anche sui mezzi di informazione, siti internet locali inclusi, dove esponenti di spicco della maggioranza cercano di salvarsi la faccia incolpando amministrazioni precedenti che, viceversa, hanno saputo sempre assumersi le proprie responsabilità». L’amministrazione ha «assunto posizioni via via sempre più morbide e rinunciatarie nei confronti della Zillo – accusa invece la consigliera dell’Idv, Francesca Tomasini -, tanto che il tentativo di far passare come vittoria la triste soluzione della via di mezzo è a dir poco ridicolo». Sulle trattative in corso Tomasini parla di «ennesima presa in giro».
      F.D.P.
     


IL GAZZETTINO Venerdì 2 Gennaio 2009,
Il consiglio Comunale di Maniago potrebbe deliberare piuttosto velocemente sul progetto

Maniago
      Il consiglio comunale di Maniago potrebbe deliberare piuttosto velocemente sul progetto definitivo della cava di San Lorenzo. Ad annunciarlo è il sindaco Alessio Belgrado che ha lasciato intendere che l’amministrazione potrebbe non attendere i sei mesi concessi dalla Regione. Confermata una certa diversità di vedute nella giunta maniaghese (ma di spaccatura il sindaco non vuol sentir parlare), secondo i primi mormorii del 2009 il voto consiliare della maggioranza Belgrado bisserà il pronunciamento favorevole già espresso da Frisanco. La palla è ora nelle mani del Comune di Maniago, di Guardia forestale e Pianificazione territoriale che dovranno esprimersi con un parere tecnico non vincolante. Nel frattempo la Zillo, alla luce anche degli ultimi sviluppi, resta in attesa che la maggioranza maniaghese presenti una proposta per definire i contenuti della convenzione, unico punto su cui l’azienda padovana sarebbe disposta a negoziare, posto che il progetto ed il suo iter non sono più trattabili.
      Tornando al progetto definitivo, «lo valuteremo e daremo il nostro parere entro breve - sottolinea il sindaco. Non è che non approvando questo progetto si potrà invertire diametralmente il percorso fatto sinora – afferma -, che è una logica conseguenza degli atti compiuti dal 2005 in poi». Quanto all’approvazione del Comune di Frisanco «non sono deluso, è stato un atto tecnico conseguente. Se accordi diversi dovevano essere fatti, lo si doveva fare molto prima».
      Riguardo alle trattative con l’azienda, da settembre in attesa di una proposta concreta dal Comune di Maniago, «con la Zillo abbiamo un rapporto dialettico – precisa Belgrado -. Stiamo affrontando la questione e chiuderemo la trattativa nei tempi concordati con l’azienda. Vi sono ancora alcuni passi da fare e dei punti critici su cui discutere». Quanto infine agli attacchi pervenuti dalle minoranze, Belgrado non capisce «la fobia di qualcuno nel sapere o prevedere crisi che non ci sono». E ribadisce che «non c’è nessun problema nella giunta, tantomeno di crisi legato alla questione del San Lorenzo. La nostra è una posizione dialettica su c
ui si discute – chiosa rivendicando il diritto dei singoli di pensarla diversamente -. Non apparteniamo alla cultura di chi invece ha cercato nel suo piccolo di imporre il suo punto di vista, forzando una unione di vedute che non c’era. Non abbiamo né interesse né timore di dimostrare quello che non siamo, cerchiamo semplicemente di compendiare le esigenze di tutti».
      Fabio Della Pietra


MANIAGO Ma la maggioranza è divisa e non ha ancora stabilito un piano
S. Lorenzo, Zillo attende
Da tre mesi il cementificio aspetta una proposta dal Comune
IL GAZZETTINO Martedì 30 Dicembre 2008,
Maniago
      Zillo disponibile alla trattativa sul
San Lorenzo ma amministrazione Belgrado ferma al palo e spaccata all’interno. Il cementificio padovano da ormai tre mesi in attesa di una proposta da parte dell’amministrazione comunale di Maniago. Proposta tuttavia mai arrivata, nonostante la disponibilità del cementificio a negoziare emersa durante l’incontro settembrino tra i vertici dei due enti. Da una parte Zillo disponibile a cedere qualcosa, dall’altra maggioranza sempre più in difficoltà e incapace di fare sintesi tra le diverse anime sul tema cava. E’ quanto emerso ieri sera da indiscrezioni provenienti da fonti vicine all’azienda, proprio mentre il Consiglio comunale di Frisanco si apprestava ad approvare il progetto definitivo della Zillo, licenziato dalla Regione e pervenuto agli enti interessati solo alcuni giorni fa. L’incontro tra il presidente della Cementizillo e il primo cittadino di Maniago, svoltosi a settembre, aveva a sorpresa palesato una azienda disponibile a trattare pur senza mettere in discussione l’iter del progetto.
      A quella disponibilità al negoziato non sarebbe però seguita alcuna concreta proposta di aggiustamento da parte della maggioranza Belgrado, tanto che la Zillo sarebbe da settembre in attesa di notizie dal palazzo di piazza Italia. Esclusa dall’azienda la negoziabilità del progetto e del suo iter, tra i punti dell’eventuale accordo volumetria (relativa alla parte di competenza del Comune di Maniago) e tempi di scavo, con la Zillo disponibile a confermare i 15 anni dell’ultimo scavo, entrambi punti contenuti nel progetto stipulato con l’allora maggioranza Di Bernardo. La difficoltà dell’amministrazione Belgrado a definire proposte concrete da sottoporre alla Zillo sarebbe una ulteriore conferma della situazione di rottura vissuta internamente sulla questione
San Lorenzo. Da una parte un’anima che condividerebbe il percorso portato avanti dalla passata amministrazione Di Bernardo e approverebbe l’ampliamento della cava. Ne farebbero parte i componenti di Forza Italia – partito che già nella passata legislatura singolarmente fu assente il giorno dell’approvazione della delibera di variante 16 e che aveva approvato altri passaggi funzionali alla medesima variante – e l’Udc. Dall’altra un’anima più integralista contraria a qualsiasi intervento sul monte, che vedrebbe tra le sue fila Lega nord e Alleanza nazionale.
      Fabio Della Pietra

La regione Friuli Venezia Giulia ha dato il nulla osta al progetto definitivo della Zillo
IL GAZZETTINO Mercoledì 24 Dicembre 2008,
Maniago
      La Regione Friuli Venezia Giulia ha dato il nulla osta al progetto definitivo della Zillo. Un nuovo importante tassello si è aggiunto in direzione dell’ulteriore escavazione del monte San Lorenzo: gli uffici della Regione hanno inviato agli enti interessati il progetto definitivo sulla cava, tanto che il Comune di Maniago dispone degli atti già dalla scorsa settimana. Il progetto definitivo della
Cementizillo ha pertanto superato l’esame degli uffici regionali, accogliendo tutte le prescrizioni richieste tra cui quelle della commissione Via. «Se la giunta Belgrado vuole salvaguardare l’integrità del monte – ha però detto l’ex assessore al bilancio Stefano Carrozzi – approvi subito una delibera in cui dice no al progetto».
      Gli uffici regionali hanno verificato nei mesi scorsi che il progetto «fosse conforme alle direttive Via – ha precisato il capogruppo Stefano Carrozzi (Per Maniago) – e lo hanno trasmesso agli enti interessati che hanno ora sei mesi di tempo per esprimersi in merito». Oltre a Maniago, i Comuni di Frisanco e Fanna. La Zillo ha così raccolto il nulla osta regionale facendo propri i paletti messi dalla commissione Via che non possono più essere messi in discussione.
      «Se la giunta e la maggioranza Belgrado sono coerenti con quanto affermano sindaco e capogruppo, adottino ora gli atti conseguenti – ha accusato Carrozzi - . Se davvero sono per l’integrità del San Lorenzo, se davvero il monte non si deve toccare abbiano allora il coraggio di dire no al progetto della Zillo adottando una delibera di giunta ed assumendosene appieno la responsabilità». Vero è che il parere dei Comuni è in questa fase dell’iter «non vincolante, essendo l’approvazione del progetto definitivo una presa d’atto – precisa Carrozzi -. Tuttavia se l’amministrazione di Maniago dicesse di no, la Regione potrebbe agire di conseguenza».
      Intanto si apre un giallo sulla data in cui il plico, proveniente dalla Regione e contenente i documenti con il progetto della Zillo, è stato ricevuto dal Comune di Maniago. «Il progetto risulta sia stato protocollato venerdì 19 dicembre – riflette Carrozzi -, esattamente il giorno dopo il consiglio comunale in cui si è discusso l’ordine del giorno sulla cava. Mi suona molto strano però che giovedì (18 dicembre, ndr) nessun membro della giunta sapesse che la Regione aveva trasmesso il progetto definitivo. Fosse così sarebbe davvero grave». Il capogruppo di Per Maniago ha comunque annunciato un’interpellanza per fare chiarezza.
      Fabio Della Pietra

Martedì  23 Dicembre 2008
Il Gazzettino   - Edizione Pordenone
«Monte da proteggere e trattative sulla cava, la giunta è unita e Borgatti resta»
Maniago

(fdp)L'amministrazione Belgrado è compatta e possiede una unica grande anima, quella che da un anno e mezzo lotta assiduamente con tutti i mezzi a disposizione per tutelare l'integrità del San Lorenzo. A dimostrazione di ciò «non esiste alcuna contrapposizione tra l'assessore Enio Borgatti e la maggioranza. L'intera giunta di Maniago afferma il capogruppo, Francesco Venier - è convinta assertrice dell'integrità del San Lorenzo, vale a dire che il monte non si tocca».

La coalizione guidata da Alessio Belgrado smentisce le ipotesi di una maggioranza spaccata sulla cava pervenute dalle opposizioni in seguito alle dirompenti affermazioni dell'assessore Borgatti. «L'unico obiettivo perseguito sinora è stato quello dell'integrità del monte, così la maggioranza ha agito in tutti i modi e in tutte le sedi. Nessuno può onestamente affermare sottolinea Venier - che abbiamo lasciato qualcosa di intentato o che non ci siamo mossi con tempestività e convinzione in questa direzione, che è ancora la nostra aspirazione». Resta pur vero, tuttavia, «che con l'approvazione del progetto da parte della precedente giunta regionale Illy, nel totale disprezzo dei suoi stessi impegni e delle nostre più che seriamente documentate osservazioni, il disegno voluto ed approvato dalla passata amministrazione maniaghese e da quelle degli altri Comuni interessati alla cava pareva quasi ineluttabilmente destinato a compiersi». Vi è un ma. Recentemente, la proprietà della Cementeria ha chiesto di incontrarci per cercare un accordo che evitasse conflitti». Fatto che ha ridato un'opportunità di incidere nuovamente sul progetto di scavo. Una chance ulteriore quella offerta dalla Cementizillo, forse davvero l'ultima, che l'amministrazione guidata da Alessio Belgrado ha inteso cogliere. Ciò detto, «non è per nulla scontato che riusciamo a trovare un punto d'incontro con l'Azienda. Certamente però tutta intera la maggioranza condivide la speranza che questa strada possa portare ad un nuovo progetto che sia un male minore». «Su questo percorso chiosa il sindaco Alessio Belgrado - spiace deludere gli uccelli del malaugurio, ma la maggioranza è coesa . Personalmente, apprezzo il comportamento dell'amico Borgatti, sempre lineare e coerente, anche in questa fase difficile della trattativa». Lo stesso Borgatti ha aggiunto un'unica, ma significativa frase: «Non uscirò dalla Giunta per la questione San Lorenzo: chi lo ha pensato deve toglierselo dalla testa».


Domenica 21 Dicembre 2008
Il Gazzettino - Edizione Pordenone

MANIAGO Il sindaco: «Esprimersi è legittimo, ma il pronunciamento della maggioranza è cosa diversa»

«Chi è contro la cava lasci la giunta»
L’opposizione critica dopo le dichiarazioni di Borgatti sul San Lorenzo da salvare
Maniago

Dopo le clamorose esternazioni dell'assessore all'ambiente Enio Borgatti (il San Lorenzo non si tocca) a Maniago non si parla d'altro. Quel riferimento all'integrità del San Lorenzo - a fronte della trattativa che l'amministrazione Belgrado sta portando avanti con la Zillo alla ricerca di un compromesso che soddisfi entrambe - ieri ha risvegliato molti cittadini. E le reazioni sul piano politico non si sono fatte certo attendere. L'opposizione ha denunciato «una maggioranza in difficoltà, con un capogruppo che non riesce a trovare una quadratura sulle diverse anime che la compongono» ha commentato Stefano Carrozzi (Per Maniago). Più duro Pio De Angelis (Maniago ai cittadini): «Visto quel che non hanno fatto per salvare il San Lorenzo, mi auguro che almeno Venier e Borgatti facciano qualcosa per difendere la loro dignità, dimettendosi dagli incarichi che ricoprono in consiglio comunale».

Carrozzi non ha «chiesto dimissioni ma comportamenti coerenti e conseguenti, rivolgendosi non solo a Borgatti ma anche all'assessore alle finanze Massimo Milanese, che nel corso della passata legislatura si era dichiarato assolutamente contrario alla cava». Ma più in generale anche «al sindaco, a Venier e a tutta la maggioranza». Quanto a Borgatti le sue affermazioni «confermano ciò che gli addetti ai lavori già sapevano, ma esprimono solo la volontà di rifarsi una verginità fuori tempo massimo».

«I giochi di Belgrado e della sua giunta sono ormai scoperti accusa De Angelis -. Fa piacere leggere che l'assessore all'ambiente si dichiari contrario alle posizioni del referente comunale per la cava, ma sarebbe stato apprezzabile che fosse rimasto in aula a dire la sua e a votare secondo coscienza, invece che andarsene come ha fatto per poi tentare di dare un'immagine di coerenza a cui non crede ormai più nessuno».

Alle affermazioni di Venier «che anche se il Tar dovesse dare ragione al ricorso fatto dal Comune, questo non si tradurrebbe nel blocco della cava, mi chiedo su quali basi è stato posto il ricorso. Dica piuttosto Venier incalza De Angelis - che preferirebbe che il Tar ci desse torto in modo da poter dire ancora una volta di aver tentato senza essere riuscito».

Il sindaco Alessio Belgrado ha affermato che «per quanto riguarda la posizione dei singoli mi pare che questa vicenda abbia segnato non solo questa maggioranza. È legittimo che ognuno possa esprimersi liberamente. Quanto poi al pronunciamento della maggioranza è una cosa diversa». Quanto infine alla trattativa con la Zillo «le posizioni sono ancora piuttosto distanti, ne riparleremo con l'anno nuovo».

Fabio Della Pietra


Sabato 20 Dicembre 2008
Il Gazzettino edizione di Pordenone

IL CASO

Ma l'assessore all'Ambiente Borgatti: sbagliato trattare, la zona va protetta
 
Maniago

(f.d.p.) - «Sono e resto un convinto assertore del mantenimento dell'integrità del San Lorenzo», vale a dire che il monte non si tocca. Enio Borgatti dimostra di non essere un assessore (all'ambiente) muto. Giovedì sera non ha partecipato al dibattito sulla cava in consiglio a Maniago, ma se qualcuno ha fantasticato sul mio comportamento non ha nessun aggancio con la realtà, precisa immediatamente dopo mesi di silenzio.

Sicché il "caso Borgatti" lo chiarisce il diretto interessato. «Non ho nulla da nascondere» manda a dire ai suoi detrattori tanto che «non ho cambiato il tiro neanche quando alcuni membri della mia coalizione si sono espressi in maniera diversa dalla mia». Che nella giunta (e nella maggioranza) guidata da Alessio Belgrado le opinioni sul da farsi in merito alla cava siano discordanti' non è certo un segreto. «Venier è colui che, su incarico del sindaco, interpreta il volere attuale della maggioranza, ma non è autorizzato a interpretare il volere di ogni singolo soggetto. Io afferma Borgatti - sono ancora fermo nella posizione che il San Lorenzo vada tutelato nella sua integrità». La stessa identica idea del Comitato Sos San Lorenzo, che oggi infatti critica aspramente Venier e lo stesso Belgrado. L'assessore leghista è consapevole «di far parte della maggioranza», ma ciò non gli impedisce di assumere una posizione distinta: «ho ancora un cervello». A chi lo ha definito assessore silente risponde: «Chi ha voglia di vedere i documenti depositati in municipio può farlo. Qualcuno può anche aver cambiato idea, ma ne ho rispetto anche se io non la condivido». Infine chiarisce che «la maggioranza non è a rischio di crisi, almeno sulla cava. Il rischio potrebbe esserci solo se l'azione della maggioranza potesse essere di nocumento alla cima della montagna». Giunta avvisata, mezza salvata.


Sabato 20 Dicembre 2008
Il Gazzettino edizione di Pordenone

MANIAGO Il capogruppo di maggioranza Venier: stiamo negoziando in attesa del verdetto del Tar

Cava, verso l'accordo con la Zillo
Il Comune sta per siglare un patto con l’impresa a tutela del monte San Lorenzo
Maniago

«Ridurre i tempi e le quantità di materiale estratto sul San Lorenzo, salvaguardare le parti naturali del monte e ottenere garanzie giuridiche formali per impedire ulteriori richieste dall'azienda di allargamento della cava». Il capogruppo di maggioranza Francesco Venier rivela per la prima volta su quali elementi si sta basando il negoziato top secret tra Cementizillo e Comune di Maniago. Intanto scoppia il caso Borgatti, l'assessore all'ambiente non ha partecipato alla discussione consiliare sulla cava.

«La trattativa sta andando avanti su più fronti conferma Venier per quanto concerne l'area di competenza maniaghese. E' ovvio che se anche il Tar dovesse dare risposta positiva al ricorso ciò non comporterebbe l'annullamento dell'ampliamento della cava, per cui stiamo cercando di negoziare. Stiamo anche cercando di ridurre l'impatto ed è un aspetto positivo perché la Zillo non ha il dovere di farlo, considerato che per l'azienda ogni singolo metro cubo equivale a 5 tonnellate di cemento». Queste le ultime novità rese note da Venier all'indomani del Consiglio comunale che ha visto respinto dalla maggioranza l'ordine del giorno votato invece dalle opposizioni con il quale si voleva portare in città il presidente della Regione, Renzo Tondo, al fine di chiarire il suo impegno anti cava. Nel corso dell'acceso dibattito Stefano Carrozzi (Per Maniago) ha evidenziato che «l'accordo di cui parla la maggioranza è relativo al piano di escavazione, su cui avremmo trattato anche noi». «Come l'ho capito io ha affermato Annamaria Poggioli (Pd) lo hanno capito anche loro: in quest'anno e mezzo l'obiettivo cava è andato fallito, tanto che hanno già alzato bandiera bianca cominciando a parlare di accordo bonario con la Zillo».

Pio De Angelis (Maniago ai cittadini) ha posto l'accento sul fatto che «dopo aver sbandierato la disponibilità del presidente Tondo a rivedere il progetto di escavazione sul San Lorenzo, la maggioranza ha respinto un ordine del giorno per invitare Tondo a partecipare a un consiglio comunale a Maniago per sentire come intende intervenire al fine di fermare la decapitazione del monte». L'amministrazione Belgrado «ha disatteso normative regionali ed europee in fatto di procedura Via ha accusato Francesca Tomasini (Idv) che non sono state considerate nel ricorso del Comune». Anche se Venier «spera in un miracolo del Tar ancora Carrozzi capeggia una maggioranza a rischio di implosione con due anime diverse: una che condivide il percorso fatto e approva l'ampliamento della cava, l'altra integralista che nega qualsiasi possibilità di intervento».

Fabio Della Pietra


Mercoledì 17 Dicembre 2008
Il Gazzettino - Edizione Pordenone

MANIAGO La Zillo ha fatto concessioni, ma non bastano. Il capogruppo di maggioranza Venier: «Il progetto di scavo è ancora fermo grazie all’impegno di Tondo»

San Lorenzo, il Comune tratta per ridurre l'impatto della cava
Maniago

Progetto esecutivo in stand by, si apre uno spiraglio per la cava di San Lorenzo . L'impegno del presidente della Regione, Renzo Tondo, a difendere il monte potrebbe portare a risultati inattesi. «Se non avessimo chiesto e ottenuto il suo supporto, a quest'ora il progetto sarebbe stato già reso esecutivo con i piani di scavo ha affermato il capogruppo di maggioranza, Francesco Venier -, sui quali resterebbe al Comune di Maniago solo la possibilità di incidere su aspetti tecnici, non nel merito delle quantità di materiale». La trattativa con la Zillo intanto prosegue, anche se le rinunce dell'azienda non sono ancora sufficienti.

La risposta dell'amministrazione Belgrado alle accuse del Comitato Sos San Lorenzo non si è fatta attendere. La trattativa tra Comune e azienda va avanti. Recentemente la Zillo «ha finalmente chiesto un incontro con noi ha spiegato Venier in una nota inviata al portale maniaghesi.it-, da quell'incontro sono emerse finalmente per la prima volta delle disponibilità a rivalutare il progetto in modo significativo».

Il dialogo avrebbe messo l'amministrazione davanti a due strade: «la prima è mantenere una linea massimalista di totale chiusura nei confronti dell'azienda e sperare che i ricorsi al Tar portino ad un miracoloso annullamento della cava. La seconda opzione - ha spiegato Venier - è puntare a negoziare con l'azienda una modifica significativa del progetto che imponga ad entrambe le parti un sacrificio ma porti ad un equilibrio tra le diverse esigenze». Ovvero «puntando a minimizzare l'allargamento della cava sulle zone ancora naturali del monte e a ridurre drasticamente le quantità scavate in Comune di Maniago».

Ed è la seconda la via prediletta dall'amministrazione Belgrado. «Noi riteniamo la posizione "due" più capace di portare reali effetti per la salvaguardia del San Lorenzo ha evidenziato il capogruppo Venier - e stiamo cercando di perseguirla fino in fondo». Dal canto suo la Zillo «ha dimostrato disponibilità a fare delle rinunce significative, non le riteniamo ancora sufficienti ma è un segnale positivo». Vero è che «per arrivare ad un accordo dovremmo farne anche noi, ma non è ancora per nulla scontato che si possa arrivare ad un punto di incontro tra le nostre due posizioni. Ci stiamo lavorando con i rispettivi consulenti ha sottolineato Venier - e speriamo di arrivare ad un accordo accettabile entro l'inverno».

Fabio Della Pietra

Giovedì 11 Dicembre 2008
Il Gazzettino Edizione Pordenone
MANIAGO Chi è contrario alla cava teme che sia già stato raggiunto un accordo di massima fra giunta comunale e Cementizillo per procedere con i lavori
«San Lorenzo, mostrateci il piano di scavo»
Il Comitato contro l’amministrazione: «Il sindaco a un mese dalla richiesta non ci ha ancora risposto»
Maniago

Il Comitato Sos San Lorenzo bacchetta un'amministrazione comunale distratta' sulla cava rispetto alle promesse fatte ai cittadini di Maniago un anno e mezzo fa. Il primo colpo di fioretto il portavoce del Comitato, Renzo Saccon, lo sferra nei confronti del sindaco Alessio Belgrado che, probabilmente perché affacendato nel confezionare i panettoni per il Natale, dopo oltre un mese non ha ancora trovato il tempo per rispondere a questo Comitato circa l'eventuale presentazione dei piani di scavo della nuova cava sul San Lorenzo da parte della Cementizillo.

Che la questione sia diventata cosa di pochi intimi? chiede Saccon alludendo alle voci di un accordo quasi raggiunto tra amministrazione e azienda -, o forse invece la volontà del primo cittadino a difesa del monte è venuta meno? Certo è che le sue dichiarazioni elettorali circa il "partire da un processo di condivisione con i cittadini" sono state ampiamente disattese. Nonostante ciò il Comitato anti-cava ritiene tuttora che una risposta ad una domanda sia cosa dovuta alla popolazione.

Il secondo colpo di fioretto è rivolto all'attuale capogruppo di maggioranza Francesco Venier, già membro co-fondatore del Comitato Sos San Lorenzo , il quale sembra aver dimenticato strada facendo le righe stampate in grande evidenza solo 18 mesi fa. Probabilmente anche per Venier il "terzo millennio di Maniago" sarà identico al progetto tanto caro al trio Di Bernardo-Poggioli-Carrozzi: cave, fonderie, discariche. Ovvero, secondo Saccon, il nuovo concetto di sviluppo sostenibile per la nostra salute e per l'ambiente, i costi del quale verranno trasmessi alle generazioni future.

A questo punto il portavoce del Comitato conclude in bellezza chiedendosi che senso abbia avuto cambiare una amministrazione quando poi la nuova ricalca le orme della precedente. Visto il periodo chiosa Saccon - non ci resta che confidare su un miracolo del Presepe. Intanto il San Lorenzo segna meno 52 metri.

Fabio Della Pietra


Il Gazzettino 06 11 08

POLEMICA

Bioman, tecnologia d'avanguardia e meriti della vecchia giunta

Maniago (fdp)La Bioman, il nuovo impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con tanto di opere accessorie, è merito esclusivo della lungimiranza della precedente amministrazione Di Bernardo. Lo evidenziano gli ex assessori Annamaria Poggioli, Gilberto Brun e Franca Quas, unitamente all'ex capogruppo di maggioranza Ilario Dessoni. I consiglieri del Partito democratico di Maniago ricordano all'amministrazione oggi guidata dal sindaco Alessio Belgrado che fu quella passata ad accordare l'insediamento della Bioman in città, impianto altamente tecnologico che recupera rifiuti provenienti dalle raccolte differenziate come scarti di cucina, verde da sfalci d'erba - e rifiuti agroindustriali con produzione di energia elettrica rinnovabile. Noi della passata maggioranza sapevamo bene che l'impianto maniaghese è tra i primi d'Europa per raffinata tecnologia e all'avanguardia per assenza di inquinamento sostengono-. Meno male che il terzo millennio della Maniago di Poggioli sarebbe stato fondato su cave, fonderie, compostaggi e discariche, come proclamava nel dossier San Lorenzo l'economista aziendale Francesco Venier, così si firmò, oggi capogruppo di maggioranza, unitamente al resto del gruppo. Poggioli ha però oggi l'impressione che assisteremo allo stesso epilogo per la vicenda San Lorenzo , per la quale nemmeno uno dei provvedimenti annunciati in campagna elettorale è stato ancora attuato. Peccato per chi in buona fede ci ha creduto, poiché i proclami elettoralistici mi sembrano di mese in mese affievolirsi.


Il Gazzettino 02 11 08
CAVA SAN LORENZO
Pd: «Ormai è inutile l'appello a Tondo»
Maniago (F.D.P.) Il Pd ritiene inutile la richiesta sottoscritta dal resto dell'opposizione (Maniago ai cittadini, Per Maniago e Italia dei valori) di organizzare un consiglio straordinario con la partecipazione del presidente Renzo Tondo sul caso Cava. «Per quanto ci riguarda - affermano i consiglieri Gilberto Brun, Ilario Dessoni, Annamaria Poggioli e Franca Quas - pensiamo che la visita del presidente Tondo a questo punto non serva. È solo ed esclusivamente la giunta Belgrado che si deve assumere la responsabilità di una decisione». Il direttivo del Pd conferma inoltre quanto trapelato nei giorni scorsi ovvero che la Zillo ha lanciato un ultimatum all'amministrazione: «o si sblocca la situazione autorizzando l'ampliamento della cava o si chiude». In sostanza «la maggioranza non può più perdere tempo come ha fatto finora, fra 6 mesi la Cementizillo si trasferisce altrove, lasciando a piedi centinaia di lavoratori». La responsabilità di questa situazione ricade dunque sul groppone della maggioranza «che non ha mai intrapresa la strada della partecipazione. Stando alle dichiarazioni del sindaco, la giunta sta lavorando lontano dai clamori a un accordo segreto con la Cementizillo per trovare una soluzione che assicuri la salvaguardia dell'ambiente e al contempo i posti di lavoro». Il Pd ricorda però «che all'interno della giunta Di Bernardo e dell'intera maggioranza, a suo tempo si era aperta un'ampia discussione, cercando di anticipare i tempi e dando modo ai vari attori di muoversi nella direzione più opportuna».

Brun, Dessoni, Poggioli e Quas sono «convinti di aver fatto la cosa giusta, nella consapevolezza che solo l'assunzione di responsabilità da parte degli amministratori potesse salvaguardare il monte San Lorenzo, coniugando un forte controllo sui progetti presentati dalla Cementizillo , un impatto ambientale ridotto ai minimi termini, la salvaguardia dei posti di lavoro e una tempistica tale da dichiarare l'autorizzazione a scavare definitivamente l'ultima».

Ma da che pulpito vien la predica?


Il Gazzettino - Mercoledì 29 Ottobre 2008 Edizione Pordenone

FANNA In Regione è arrivata la richiesta per usare il combustibile, il caso approda in Consiglio comunale

Energia dai rifiuti, polemica sulla Cementizillo
Fanna

(lor.pad.) Nel recente Consiglio comunale di Fanna si è discusso dello spinoso tema legato all'ipotesi di utilizzo, da parte della Cementizillo , di combustibile derivante dai rifiuti, il famoso Cdr. Durante le assise, la minoranza ha chiesto spiegazioni sullo stato dell'arte. L'assessore all'Ambiente, Marco Mendizza, ha ribadito che al momento si tratta solo di una richiesta di autorizzazione che la cementeria ha avanzato alla Regione, affinché la realtà produttiva potesse entrare nel novero delle aziende che possono bruciare questo tipo di materiale per produrre calore.

A stoppare nascenti polemiche ci ha pensato il consigliere di maggioranza, Flavio D'Agnolo, già assessore all'Ambiente: «La discussione mi pare inutile ha sentenziato -: questa assemblea municipale ha già espresso in passato il proprio parere contrario all'utilizzo del Cdr nella locale cementeria. Quello è e resta il punto fermo e di partenza per qualsiasi discussione. Una deliberazione che tutti gli organi competenti devono tenere nell'adeguata considerazione, proprio perché viene dall'ente locale territoriale».

Quanto agli equilibri di bilancio, è emersa la disponibilità di circa 8 mila euro, con i quali sarà sistemato l'impianto di riscaldamento del municipio. Per quanto riguarda invece i nuovi interventi che l'amministrazione comunale ha intenzione di realizzare negli immobili pubblici, la spesa totale si aggira sui 250 mila euro. Per la sala operaia saranno spesi 150 mila euro per una manutenzione complessiva dell'immobile, dopo che i cittadini hanno provveduto, in modo del tutto volontario, alla ritinteggiatura dei locali.


Il Gazzettino 23/10/08
MANIAGO L’opposizione chiede chiarimenti sul San Lorenzo alla giunta regionale
«Cava, Tondo venga in Consiglio»
Maniago Convocare al più presto un consiglio comunale straordinario al quale partecipi in prima persona il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, al fine di conoscere le posizioni dell'ente regionale rispetto al progetto di ampliamento estrattivo sul monte San Lorenzo, ma anche per apprendere quali siano le iniziative che la giunta Tondo intende realizzare e/o stia realizzando unitamente alla giunta e maggioranza di Maniago relativamente al progetto di escavazione.È quanto contenuto nell'ordine del giorno presentato ieri dai gruppi consiliari di minoranza Maniago ai Cittadini, Per Maniago e Italia dei Valori e sottoscritto dai capigruppo Pio De Angelis, Stefano Carrozzi e Francesca Tomasini. Singolare l'assenza del Partito democratico.

Sulla questione torna anche il Comitato Sos San Lorenzo che «resta sulle posizioni ormai note: il San Lorenzo non si tocca più. Il continuo valzer di numeri sull'occupazione afferma il portavoce Renzo Saccon- sta diventando una farsa. Il nostro ricorso resta, certi come siamo che la normativa è stata ampiamente disattesa e pertanto la Via, che di fatto consente alla Zillo di continuare il massacro del nostro monte, è da rifare, coinvolgendo in modo vero e approfondito le popolazioni interessate».

De Angelis, Carrozzi e Tomasini non conoscono al momento né «le eventuali modifiche del progetto di scavo» tantomeno le «azioni che la giunta sta realizzando per dare seguito ai solenni impegni presi nei confronti di Maniago e dei maniaghesi in campagna elettorale e in consiglio comunale». E incalzano: «Per quanto a noi noto il ricorso presentato al Tar dalla giunta avverso alla delibera di giunta regionale, che faceva proprio la valutazione positiva Via, ha prodotto come unico risultato un contro ricorso al Tar medesimo da parte della giunta regionale per resistere in giudizio contro il sindaco Belgrado e la sua giunta».

F.D.P.


Il Gazzettino:18 10 08

MANIAGO La trattativa per tutelare sia l’ambiente che i posti di lavoro rimane però "top secret"

San Lorenzo, si va verso l'accordo
Comune e Cementizillo stanno per definire in maniera bonaria la questione della cava
Maniago

(R.P.)Comune di Maniago e Cementizillo sarebbero vicine a un accordo per definire in maniera bonaria la vicenda della cava sul monte San Lorenzo. La notizia ha una portata straordinaria se si pensa che sulla vicenda esistono ricorsi al Tar ancora pendenti e da anni si è costituito un comitato per la salvaguardia della montagna tanto cara ai maniaghesi. Dal municipio, bocce cucite, anche e soprattutto da parte del sindaco, Alessio Belgrado.

«Non sono abituato a commentare indiscrezioni giornalistiche e non inizierò a farlo nemmeno ora. Stiamo parlando di una vicenda di una delicatezza estrema, che richiede tatto. In ogni caso, semmai ci fossero novità, non le darei alla stampa, dopo il polverone che da anni si solleva sulla questione della cava. Saranno la giunta e il consiglio comunale le sedi opportune e istituzionali dove discutere di eventuali sviluppi di una trattativa che, ed è l'unica cosa che posso confermare, va avanti da tempo e sottotraccia, perché siamo abituati a perseguire la politica del fare e non quella dei proclami».

Nonostante il riserbo del sindaco, c'è la certezza che l'accordo sia ormai imminente e c'è grande curiosità per conoscerne i contenuti, perché in palio ci sono da un lato la tutela ambientale dell'area in cui si devono andare a fare le escavazioni, e dall'altro la difesa dell'occupazione di circa duecento persone, che salgono a quasi trecento con l'indotto e le società appaltatrici di servizi all'interno del cementificio.

Per saperne di più occorrerà dunque attendere i prossimi giorni, dato che Belgrado è parso irremovibile nel non voler fornire conferme o dettagli sulla trattativa in corso. Circostanza questa che non infittisce affatto il mistero, ma lo semplifica: è evidente, infatti, che se le parti sono in prossimità della stipula dell'accordo hanno tutto l'interesse a tenere un profilo basso, cosicché gli unici a poter essere al corrente degli sviluppi sono persone che sono legate all'una o all'altra delle parti in causa, come accaduto in questo caso.

Le prime avvisaglie che si era entrati nella fase decisiva della trattativa si erano avute qualche settimana fa, quando in municipio, a Maniago, è giunto il conte Govanni Zillo Monte Xillo, fondatore dell'impero patavino del cemento. Da quel giorno sono stati chiari a tutti lo stretto legame del magnate con la terra friulana e la volontà delle parti di superare le resistenze, trovando un punto d'incontro che garantisse reciproci vantaggi.


IL GAZZETTINO 07 09 08

MANIAGO Ieri l’incontro a Udine tra il presidente e il sindaco Belgrado per parlare della principali problematiche del territorio e del monte San Lorenzo . Tondo: «Task force per sciogliere il nodo cava»
Supportata dall’ufficio legale della Regione avrà il compito di trovare una soluzione e arginare l’impatto ambientale
(R.P.) Se Maometto non va alla montagna, allora è la montagna che va da Maometto: così, non potendo il presidente della Regione raggiungere in questi giorni la città dei coltelli, com'era stato preventivato all'inizio di agosto, è stato il sindaco di Maniago , Alessio Belgrado accompagnato dal vice Cristian Fiorot - a raggiungerlo a Udine, per discutere delle principali problematiche del territorio comunale e mandamentale, con particolare rilievo per la spinosa questione della cava sul monte San Lorenzo Udine. Da quanto si è appreso, Tondo avrebbe ribadito la propria posizione sul tema, già peraltro ampiamente divulgata durante la campagna elettorale. Per questo motivo, il comune ha informato il presidente sui percorsi che sono già stati attivati e su quelli ipotizzati per contrastare quantomeno limitandolo - il progetto generale di scavo dell'azienda. La grande novità è rappresentata dalla volontà di costituire, già nei prossimi giorni, una sorta di task force che comprenda funzionari ed esperti regionali nel campo dell'ambiente e dell'ingegneria, supportati fattivamente dall'ufficio legale dell'amministrazione regionale, che avrà il compito di verificare le posizioni e studiare delle contromosse per cercare di arginare l'impatto della cava sul monte San Lorenzo. Il sindaco Belgrado, pur rimandando alle prossime settimane dichiarazioni sul summit («prima preferisco che Tondo venga a Maniago a rendersi conto di persona del problema», ha riferito) ha comunque constatato «come le decisioni assunte dal presidente confermino la volontà della Regione di verificare tutto l'iter che è stato posto in essere in questi anni, ma anche come la scelta di resistere, a fronte dei ricorsi al Tar, sia soltanto frutto del principio della continuità amministrativa e non di una strategia alternativa di questo governo». Tondo avrebbe infatti ribadito le perplessità riguardo a un progetto così invasivo, convinto che si possano trovare soluzioni meno impattanti che tutelino sia gli interessi dell'azienda e dei lavoratori, sia quelli della comunità. Un obiettivo tutt'altro che facile da raggiungere, visto che le procedure amministrative di approvazione dell'escava zione sono ormai quasi in dirittura d'arrivo.
Mai dire mai, però, soprattutto quando di mezzo c'è un colosso come la Zillo e, quando, dall'altra parte, esiste una disponibilità alla mediazione di un soggetto istituzionale del calibro del presidente della Regione, che non ha esitato a schierare la pattuglia dei suoi legali per potersi sedere in futuro a un eventuale tavolo di concertazione con significativi elementi di persuasione.


Messaggero Veneto - 31 luglio 2008 pagina 08 sezione: PORDENONE

Cava, i tempi delle delibere non quadrano

MANIAGO. E' giallo sulla delibera con la quale la Giunta di centro-destra di Renzo Tondo ha deciso di opporsi al Comune di Maniago e di sostenere il progetto della cava sul monte San Lorenzo. Si è appurato che le delibere sono ben due, e quella riguardante il municipio di Maniago risale al 15 maggio. Ovvero, l'esecutivo Tondo ha stabilito di resistere al ricorso amministrativo del sindaco Alessio Belgrado due mesi e mezzo fa e non da qualche giorno, come sembrava sino a ieri. Proprio ieri, Forza Italia aveva parlato di una "decisione tecnica" del governo Tondo rivolta alle sole pretese del "comitato Sos San Lorenzo".Secondo gli esponenti azzurri, non c'era alcuna spaccatura tra quanto richiesto da Belgrado (e cioè lo stop all' ampliamento dell'area di scavo) e quanto portato avanti da Trieste.Invece, l'atto numero 836 del 15 maggio parla chiaro e chiede all'avvocato Enzo Bevilacqua di assumere ogni provvedimento mirato «allo scopo di contrastare la richiesta di annullamento del progetto della Zillo avanzata dal Comune di Maniago».Da almeno due mesi esisteva, quindi, un documento così importante, ma del quale fino ad ieri nessuno ha reso noto l'effettivo contenuto. Sulla vicenda emergono ulteriori particolari che rendono la querelle del San Lorenzo ancor più misteriosa: le due delibere regionali, che di fatto sostengono il progetto della Cementizillo di scavare sul rilievo, sono state secretate e non risultano disponibili on line.Digitando il numero 836 del 15 maggio e 1286 del 3 luglio sul sito ufficiale http://www.regione.fvg.it, sulla schermata del computer non compare nulla. Solo gli addetti ai lavori e i consiglieri regionali possono accedere a questi due atti pubblici.Ma non è finita qui: la delibera 1286 del 3 luglio dà mandato al legale perché solleciti il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a non pronunciarsi sul ricorso presentato dal comitato ma, piuttosto, di girarlo per competenza al Tribunale amministrativo regionale friulano. Sino a ieri, era noto che l'organismo di difesa del monte avesse depositato un ricorso al Tribunale amministrativo e non già al presidente della Repubblica.Infine, ci pensa il capogruppo di minoranza Stefano Carrozzi, ad aprire un nuovo varco di polemica: l'esponente locale ha infatti spiegato che in più di un anno di mandato istituzionale, la Giunta comunale di Belgrado non ha mai incontrato la proprietà della cava per discutere del problema, compreso quello dei 300 addetti a rischio di licenziamento. «In consiglio mi è stato candidamente confermato che la maggioranza non ha mai avuto alcun colloquio con la Zillo e ciò si commenta da solo», ha detto Carrozzi.
Fabiano Filippin


27/06/08
FRISANCO Il sindaco difende la Cementizillo, illustrando uno studio fatto dall’università
«Nessun inquinamento da zinco»

Frisanco
Il sindaco di Frisanco Angelo Bernardon prende la parola in merito all'inquinamento ambientale imputato alla Cementizillo nel forum maniago.info, portando a conoscenza uno studio appena presentato dalla Provincia di Pordenone dal quale spuntano delle curiosità. «Il settore tutela ambientale della Provincia e il dipartimento dell'università di Biologia dell'Università di Trieste hanno condotto una verifica sulla deposizione di metalli nella Pedemontana Pordenonese sui licheni come bioaccumulatori», riassume Bernardon. Lo studio è stato effettuato in cinque aree: tra queste, quella denominata A, riguarda nello specifico la zona di Fanna e dintorni. L'indagine ha avuto per oggetto la presenza o meno dei metalli depositati sui licheni, confrontandola con un analoga operazione condotta nel 1999. «I risultati - riporta Bernardon - vanno contro l'opinione di molti, che ritengono altamente inquinante proprio l'attività del cementificio: rispetto al 1999, ben cinque elementi sono risultati avere una media più bassa, due sono rimasti praticamente invariati, mentre solo tre hanno fatto registrare un aumento significativo. Tra questi, il più problematico è certamente lo zinco, perché i rimanenti due, rame e nichel, non hanno comunque valori eccessivamente elevati. Al contrario - aggiunge - valori elevati di Zn sono stati registrati un po' dovunque in questa area di studio, con un massimo in corrispondenza del settore sud-occidentale, nell'area industriale di Maniago». E presenta la conclusione dell'indagine: «Va sottolineato comunque che non è stato rilevato alcun pattern specifico negli immediati dintorni dell'impianto target, né è stata rilevata alcuna correlazione statisticamente significativa tra i valori di alcun metallo e la distanza delle stazioni dall'impianto stesso. Si può certamente escludere l'impianto quale fonte dalla contaminazione diffusa da zinco», sottolinea, aprendo così un nuovo tavolo di confronto con chi avversa la cava.
Anna Vallerugo

 

 

 

IL GAZZETTINO 23/06/08
I dati del 2007 messi a confronto con quelli del 1999: inquinamento sopra la media nazionale
I licheni "spiano" l'ambiente
Indagine su cinque siti industriali del territorio per individuarne lo stato di salute


Agricoltura e impianti produttivi sono la causa dell'aumento dell'inquinamento da nichel, zinco, mercurio e rame che in alcune località della Pedemontana pordenonese raggiunge percentuali preoccupanti, collocate al di sopra della media nazionale. È la sintesi preoccupante del monitoraggio condotto nel 2007 dal dipartimento di Biologia dell'Università di Trieste, su incarico della Provincia. Il "biomonitoraggio" prende in considerazione campioni di licheni di cinque aree campione dell'area pedemontana, al fine di verificare l'entità della deviazione dai valori naturali delle concentrazioni di metalli potenzialmente tossici. Il risultato dell'indagine divulgativa (chiunque può chiederne una copia all'ente provinciale, ndr) è stato messo a confronto con quelli emersi da un precedente studio del 1999, rivelando una realtà non molto rassicurante. La presentazione, curata dai biologi Mauro Tretiach ed Elena Basso, nella sede della Provincia ha preso avvio dall'identificazione delle aree interessate, che comprendono alcune importanti attività industriali individuate dalla committenza: Fanna (cementificio Cementizillo ), Travesio (cementificio Unicem), Spilimbergo (inceneritore Mistral), Rauscedo (fornaci Nuova Crovato), Arzene (fornaci Ermacora).
Come risulta dallo studio, i dati evidenziano che «le aree di studio non sono sottoposte in genere a una ricaduta particolarmente elevata di metalli. I pattern distributivi non sembrano essere riconducibili direttamente alle emissioni degli impianti, con l'eccezione del mercurio nell'area C (Spilimberghese), in quanto solo per questo metallo è stata riscontrata una correlazione statisticamente significativa tra concentrazioni misurate e distanza delle stazioni dall'impianto target». Un netto peggioramento interessa anche le zone E (Rauscedo) ed F (Arzene), perché esiste una correlazione statisticamente significativa con la distanza rispetto alla zona industriale Cosa, alle fornaci e ai cementifici.
Ma non è l'unico metallo "assorbito" dalla natura spugnosa dei licheni, organismi simili ai funghi e alle alghe: «Il Nichel costituisce il rilevamento con maggiore concentrazione registrato negli ultimi 8 anni - ha spiegato il professor Mauro Tretiach, affiancato dalla co-autrice Elena Pittao, da Fabio Candotto Carniel, del dipartimento di Biologia dell'Università di Trieste e dall'assessore provinciale all'ambiente Alberto Zorzetto - specie nelle aree E ed F (Rauscedo ed Arzene). Abbiamo ripetuto questo esame in laboratorio tre volte, perché l'incremento è stato veramente brusco». Stesso trend per lo Zinco: «Il dato raccolto nell'area B (Travesio) rappresenta un dato veramente eclatante - ha proseguito - per il quale però non abbiamo ancora trovato ragioni convincenti sulla sorgente di questa incidenza che altera il quadro ambientale». Anche per il Rame il quadro è pesante rispetto al 1999: «Le aree interessante sono quelle delle barbatelle tra Rauscedo ed Arzene, mentre nella zona A (Fanna) è limitata al settore sud-occidentale, in prossimità della zona industriale di Maniago - ha aggiunto Tretiach - è possibile ipotizzare origini molto diverse: l'impiego di anticrittogamici in agricoltura, particolarmente nelle aree a forte vocazione vivaistica, e la presenza di attività produttive legate alla lavorazione del rame. Il valore che riguarda il vostro territorio montano è uno dei più alti registrati a livello nazionale».
Il monitoraggio contiene anche dati positivi rispetto allo studio del 1999: Alluminio, Ferro, Calcio e Manganese si presentano in modo stazionario e non preoccupante, mentre Cromo e Cadmio, potenzialmente pericolosi, sono in netta discesa.
Alessandra Betto

IL GAZZETTINO 17/06/08
L’indagine ha monitorato sei zone diverse. Oggi la presentazione dei risultati raccolti nel 2007 e messi a confronto con quelli del 1999
Imprese, inquinamento sotto esame
Studio della Provincia sull’impatto nel territorio delle presenze industriali. Dati non preoccupanti

La Provincia ha effettuato uno studio sulla qualità dell'aria nella Destra Tagliamento. L'ente presenterà i risultati dello studio con l'assessore alla Tutela ambientale, Alberto Zorzetto, che incontrerà i giornalisti oggi, alle 16, nella sala consiliare della Provincia in Largo San Giorgio 12.
Durante l'incontro verrà consegnata la pubblicazione dello studio, in modo da rendere disponibile a tutti un valido strumento di supporto alla valutazione ambientale del nostro territorio. Lo studio - effettuato sulla base di un monitoraggio analogo realizzato nel '99 dall'Università di Trieste - ha preso in considerazione 6 aree campione della Pedemontana caratterizzate dalla presenza di attività industriali a impatto ambientale potenzialmente forte. Scopo del monitoraggio era ottenere una valutazione scientifica dello stato di salute dell'aria nella provincia. Il monitoraggio (effettuato nel gennaio 2007) e la comparazione con i dati del 1999 mettono in evidenza una situazione nel complesso soddisfacente, con alcune criticità relativamente limitate che saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.
Il dettaglio dei dati sarà comunque presentato dall'assessore Zorzetto nel corso dell'incontro. L'Amministrazione provinciale ritiene infatti che sia fondamentale basarsi, nel delicato campo della tutela ambientale, solo su dati puntuali e scientifici. Zona A - Cementificio Cementizillo a Fanna; Zona B - Cementificio Buzzi Unicem a Travesio; Zona C - Inceneritore Mistral Fvg Srl a Spilimbergo; Zona D - Impianto di selezione e compostaggio Snua Srl ad Aviano; Zona E - Fornaci Crovato a Rauscedo e Zona F - Fornaci Ermacora ad Arzene.
Nel complesso gli impianti industriali erano molto eterogenei da un punto di vista tipologico: si trattava infatti di due cementifici, di due inceneritori (ancora in fase di avviamento al momento del campionamento), e di due fornaci che impiegavano combustibili diversi.


IL GAZZETTINO  120608
MANIAGO Torna la pace tra amministrazione e Comitato. Accuse al sindaco di Frisanco
San Lorenzo, obiettivo comune
Maniago
Rinnovata comunione d'intenti tra Comitato anti cava e amministrazione comunale di Maniago in difesa del San Lorenzo. Lo stesso non può dirsi per quanto concerne l'amministrazione comunale di Frisanco del sindaco Angelo Bernardon. Il portavoce di Sos San Lorenzo, Renzo Saccon, giudica infatti in maniera oltremodo favorevole il doppio ricorso presentato al Tar dall'amministrazione maniaghese e dal Comitato. Nonostante ciò, «vi è ancora un personaggio "in cerca d'autore" che si ostina in una ridicola e strumentale difesa dell'insostenibile, tenace portavoce dei soliti poteri forti». Il riferimento è proprio al primo cittadino frisanchino, che nei giorni scorsi ha preso posizione a favore della cava. «La provocatoria ostinazione nel ritenere la decapitazione e ulteriore devastazione di un monte, che è stroria-cultura-tradizione di una popolazione, una operazione estetica di "bellezza ambientale" - accusa Saccon - dimostra l'assoluta mancanza di ogni minima forma di cultura ambientale, in dispregio del coinvolgimento popolare».
Il Comitato Sos San Lorenzo «mantiene alta la guardia sui tentativi, pur maldestri, di demotivare l'azione a difesa del monte - prosegue Saccon -, in ciò rafforzato dall'ottimo ricorso che l'amministrazione comunale di Maniago ha presentato e che certamente si integrerà con quello presentato dal Comitato stesso, in un'azione forte che siamo certi darà il risultato sperato». Un lavoro lungo e non sempre agevole, quello concretizzatosi recentemente, «un impegno che certamente consentirà alle popolazioni interessate di poter finalmente essere pienamente coinvolte nella valutazione e nella scelta finale. Scelta che invece - accusa il portavoce del Comitato - l'Amministrazione Di Bernardo-Carrozzi, unitamente a quelle di Frisanco e Fanna, hanno negato tre anni fa, decidendo di continuare la "violenza ambientale" che da oltre 30 anni martirizza il San Lorenzo». Saccon conclude la sua arringa opponendo «alle intimidazioni, minacce, ricatti verso quanti hanno a cuore le sorti del nostro monte, non solo l'amore per un forte simbolo identitario ma la ragione della legge con la richiesta per il rispetto formale delle regole. Il San Lorenzo deve rimanere così com'è, senza compromessi e senza ambiguità di sorta. In questa azione siamo certi di trovare concorde anche l'Amministrazione Belgrado».
F.D.P.

 


dal MESSAGGERO VENETO del 28.05.08


Anche il Comitato San Lorenzo assieme a Mountain Wilderness e Legambiente ha presentato un ricorso al TAR

IL GAZZETTINO 11 05 08

MANIAGO Chiesto l’annullamento della delibera con la quale l’ex giunta Illy dava il placet alle escavazioni
Il comitato anti-cava ricorre al Tar
Il "San Lorenzo" punta il dito contro la Regione per aver ignorato il parere negativo dei residenti
Maniago

Il Comitato Sos San Lorenzo di Maniago ricorre al Tar regionale per salvare il monte simbolo della città. Ma non finisce qui. Il Comitato anti-cava ha altresì denunciato la Regione Friuli Venezia Giulia «per eccesso di potere e per l'insufficienza e carenza di motivazioni presenti nella delibera di approvazione della Via (Valutazione di impatto ambientale)». Lo afferma il portavoce di Sos San Lorenzo , Renzo Saccon, annunciando che «l'importante ed intenso lavoro svolto in questi ultimi mesi si è infatti concretizzato pochi giorni fa con il ricorso al Tar». Un atto forte che mira «a ottenere l'annullamento della delibera» con cui la ex giunta Illy aveva approvato il piano della Via e che prevede «la nuova e devastante escavazione del monte peraltro già san cita dalla precedente amministrazione Di Bernardo».

Grazie alle preziose partecipazioni delle associazioni ambientaliste Mountain Wilderness e Legambiente, e con il patrocinio dell'avvocato Caburazzi di Venezia, il Comitato Sos San Lorenzo ha presentato l'appello che ha come motivazione fondante «il mancato coinvolgimento, partecipazione e consultazione dei cittadini. Un principio - prosegue Saccon - stabilito in modo inequivocabile da precise norme legislative nazionali e comunitarie in merito alla procedura di Via, riguardante il progetto di escavazione della Cementizillo e che interessa il nostro territorio e le condizioni di vita dei suoi abitanti». Il ricorso al Tar di Sos San Lorenzo fa preciso riferimento «al forte valore territoriale e di vita, con un alto valore identitario per le popolazioni che vivono ai piedi del San Lorenzo , e non solo per loro». Su tali presupposti si è «inserito il richiamo alle fondamentali, articolate e precise valutazioni ed osservazioni espresse da emeriti esperti, quali l'architetto Barocchi ed il professor Poldini, volte alla difesa del monte così come si trova allo stato attuale».

Elementi che la passata giunta regionale non aveva preso in considerazione, tanto che il Comitato, a fronte di quelle che definisce «gravi mancanze», ha altresì «denunciato la Regione per eccesso di potere e per l'insufficienza e carenza di motivazioni presenti nella delibera di approvazione della Via». Nel frattempo il Comitato San Lorenzo «prende atto con soddisfazione» anche dell'intenzione di ricorrere al Tar da parte dell'amministrazione comunale di Maniago, l'esecutivo Belgrado infatti nei giorni scorsi aveva autorizzato il sindaco a muoversi in tal senso. Saccon conclude confidando «anche in una azione di sostegno forte e coerente da parte del neo governatore Tondo che, solo poche settimane fa a Maniago, in campagna elettorale dichiarava che avrebbe fatto «l'impossibile per scongiurare questa eventualità», assumendosi così un impegno personale molto importante per salvare il San Lorenzo . Da parte nostra continueremo a mantenere viva l'attenzione ed il coinvolgimento della popolazione sugli sviluppi futuri».

Fabio Della Pietra

MESSAGGERO VENETO del 17 aprile 2008:
(clicca per leggere l'articolo).

 


IL GAZZETTINO 17 04 08

MANIAGO Il sindaco Belgrado ricorda alcune dichiarazioni ufficiali: «Parole che ci spronano a lavorare per evitare la capitolazione del nostro territorio»
Monte San Lorenzo, la speranza si chiama Tondo
In campagna elettorale il neo presidente si era detto contrario alle opere di sbancamento. Ora i cittadini aspettano

Non tutto è perduto per il San Lorenzo. La schiacciante vittoria di Renzo Tondo alle regionali del Friuli Venezia Giulia potrebbe infatti aprire nuovi spiragli per salvare il monte-simbolo dei cittadini di Maniago. È quanto emerge dalle dichiarazioni rilasciate una decina di giorni fa dall'allora candidato alla presidenza che, in visita alla città delle coltellerie, aveva sottolineato con forza che "questa cosa non s'ha da fare", evidenziando che «l'identità della montagna tanto cara ai maniaghesi non si può snaturare». Parole quelle pronunciate dal carnico Tondo, uomo più che mai concreto, che lasciano ben sperare per le sorti future del San Lorenzo.
Nel corso di quell'incontro con i vertici dell'amministrazione cittadina, retta dal sindaco Alessio Belgrado, Renzo Tondo aveva ribadito la sua posizione di netta contrarietà al progetto di sbancamento di milioni di metri quadri dal monte San Lorenzo ad opera della Cementizillo. «Se sarò eletto - aveva aggiunto il neo eletto presidente - faremo il possibile e l'impossibile per scongiurare quest'eventualità, perché ci deve essere assolutamente un altro modo per conciliare le esigenze di approvvigionamento di materie prime dell'azienda con quelle della tutela ambientale».
La presa di posizione di Tondo era arrivata a conclusione di una breve visita in città durante la quale aveva potuto visionare tutti gli elaborati relativi al progetto di escavazione, illustrati dall'assessore Ilia Franzin e dal capogruppo di maggioranza, Francesco Venier, quest'ultimo il punto di riferimento dell'amministrazione Belgrado sulla delicata questione. Al termine dell'analisi della documentazione, Tondo si era detto stupito che, nonostante la posizione negativa della Soprintendenza, la giunta Illy avesse deciso di proseguire imperterrita nell'iter per la concessione dell'escavazione del sito. Lo stesso Tondo, anzi, aveva esortato la maggioranza maniaghese a intraprendere tutte le strade possibili per evitare quello che appare come uno scempio.
«Questa totale disponibilità - ha fatto sapere il sindaco Alessio Belgrado - segue un'altra dichiarazione ufficiale che Tondo fece tempo prima, incontrando la popolazione: sapere di poter contare sul suo autorevole appoggio è per noi motivo di grande conforto e ci sprona a proseguire in tutte le azioni volte a stoppare il progetto e ad evitare la capitolazione del San Lorenzo».
Fabio Della Pietra


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***CRONOLOGIA DEI FATTI PRINCIPALI ***
Dal 1969 al 2008