I RITROVAMENTI


I ritrovamenti nel “bus da li Anguani”, la grotta delle Anguane, sono molto importanti perché testimoniano la più antica presenza abitativa dell’uomo sul nostro territorio.

La caverna offriva riparo e difesa, era vicina all’acqua e situata in una zona dove era possibile vivere di caccia, e di una primitiva agricoltura.


Il Signor Rino Brun racconta la storia dei ritrovamenti nel buco delle anguane.
Rino Brun e Angelo Di Bortolo, suo compagno di avventura, nel 1968 decisero di provare a scavare nella grotta perché avevano notato che il Colvera nel corso delle piene aveva interrato il pavimento.

Una sera il livello dell’acqua del Colvera si era alzato molto e non riuscivano più ad uscire per la via normale, così si trovarono a passare, in modo avventato, lungo la parete.
Videro dei segni a forma di cuneo sulla parete della grotta e capirono che l’uomo in passato l’aveva abitata, così si ritrovarono a scavare con maggior convinzione. Scavarono per sei mesi usando un chiodo piegato per non rovinare eventuali reperti. Trovarono resti di coccio, un orecchino di epoca longobarda, un ciondolo, strumenti d’osso e un accendifuoco. Ma il ritrovamento più entusiasmante fu quello della testa d di Ursus Spelaeus, l'orso delle caverne.
Quando tutti i reperti furono analizzati, i due amici di avventura e di scavi capirono che i loro sforzi erano stati premiati da un ritrovamento archeologico importante.