Ma non doveva essere una fabbrica di marmellate?

A cavallo tra gli anni 60' e 70', in quel di Fanna, qualcuno cominciò a comprare terreni nella zona che corre a confine con Maniago, lungo il rugo Storto.

Secondo le voci che correvano in paese, avrebbe dovuto essere stata costruita una fabbrica di marmellate (1). Un'azienda manifatturiera che avrebbe creato centinaia di posti di lavoro (a basso costo), valorizzando anche le antiche e caratteristiche produzioni locali. Infatti come ben si sa, Fanna è soprannominata “Il paese delle mele antiche!” .

La favola durò poco tempo, ben presto la verità venne alla luce. I cementieri avevano localizzato nella pedemontana pordenonese un sito eccellente, un luogo perfetto per la loro produzione! Marna e calcare infatti vi si trovano a volontà.

Iniziarono anni di lotte e comitati, a Maniago, Fanna e Lestans. Le proteste dei cittadini non portarono ad alcun risultato, stranamente tutte le amministrazioni locali calarono il velo del consenso, alla faccia di tutte le problematiche che questo consenso provocava!

Quelle poche decine di posti di lavoro creati (ad elevatissimo costo, con finanziamenti agevolati ed a fondo perduto (2), sembravano (e pare sia ancora così) gli unici che non si dovevano perdere!

Gli amministratori, incuranti della presenza di una attività industriale che deturpa l'ambiente e il paesaggio ed inoltre è molto inquinante ecco le conseguenze:

  • Enorme aumento del traffico pesante (con i conseguenti pericoli)
  • Inquinamento acustico continuo e costante (riscontrabile soprattutto nelle ore notturne)
  • Distruzione di parti importanti dei nostri monti (prima il monte Jouf e poi il monte San Lorenzo)
  • Inquinamento atmosferico / In un assemblea indetta dal comune di Fanna del 14 Ottobre 2005 nella sala Eldorado, il dott. Gabelli dell'ARPA Povinciale ha fornito i seguenti dati: il cementificio di Fanna emette in atmosfera, dai suoi 32 punti di emissione, 400.000 metri cubi/ora di cui ben 240.000 dal camino principale del forno. Dieci volte quello dell’intera zona industriale di Maniago che emette solamente 33.000 metri cubi/ora

A peggiorare le cose arriva negli anni novanta la lenta ma inesorabile tendenza dei cementifici a trasformarsi in inceneritori di rifiuti. Farine animali, fanghi industriali, oli esausti diventano “combustibili alternativi ”.

Cosa questo significhi in termini di inquinamento atmosferico e del suolo e quindi della salute degli abitanti nell’area circostante lo stabilimento nei 35 anni di attività lo si può solo immaginare, visto che dati aggiornati sull'inquinamento non sono noti (3)

Recenti studi scientifici per quanto riguarda cementifici ed inceneritori (sulle nanoparticelle e nanopatologie), ci segnalano pericoli sempre più incombenti sulla nostra salute e soprattutto su quella dei nostri figli, forse è veramente giunto il momento di chiederci se dopo trentacinque anni i cementieri non debbano finalmente andarsene dalla nostra Pedemontana.

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  NOTE

(1) Perché l’affermazione non appaia come una mera illazione, giova ricordare che nel verbale della seduta consiliare del Comune di Maniago avvenuta il 12 dicembre 1971 alle ore 9,00 presso la Casa della Gioventù, risulta che il Consigliere Cav. Aldo Mazzoli accenna di “...terreni che saranno in futuro interessati agli sbancamenti e che sono stati carpiti dicendo ai proprietari che si doveva costruire una azienda agricola”.

(2) Dalla seduta del consiglio Comunale del 12 Dicembre 1971 il consigliere Aldo Mazzoli nel corso del suo intervento affermava: “..vergognoso che una ditta, a suo dire scacciata dai Colli Euganei, benefici ora della legge 357 del 1964 per distruggere i nostri colli e minare la nostra salute; va denunciato quindi un sistema antieconomico ed antisociale finanziato con il pubblico denaro”.

Inoltre il consigliere Gianpiero Calligaro nella stessa seduta del 12 Dicembre 1971 affermava: “ ...La scelta fatta dal signor Zillo è stata fatta ad arte in un comune carente di organizzazione e per di più usufruendo delle leggi sul Vajont che gli consentono il finanziamento di una grossa speculazione con il pubblico denaro”.

(3) Si sa di indagini effettuate dal Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi tra il 1974 e il 1976:

Una sulla “raccolta dei dati di polverosità gravimetrica del comune di Fanna” (esami effettuati dal giugno 1974 al giugno 1976);

L’altra sulla “raccolta dei dati anemometrici del comune di Fanna” (esami effettuati dal settembre 1974 al febbraio 1976) dalla quale risultò che la direzione dei venti che passavano per il cementificio, si dirigevano principalmente verso una zona compresa tra il comune di Maniago (frazione Campagna) e il comune di Fanna (località Madonna di strada) .

Bisogna anche ricordare che nel 1971 Assessore Provinciale all’Assistenza era il dott. Giancarlo Luisa-Vissat il quale, nella sua carica istituzionale, ordinava che venisse inviato, così come avvenuto, ai Sindaci di Arba, Cavasso Nuovo, Fanna, Frisanco e Maniago il risultato di una piccola indagine circa i danni che possono essere prodotti in un territorio dall’insediamento di un cementificio. Quel breve studio prodotto dall’Ente Provincia si soffermava particolarmente sugli effetti sulla salute umana, sulle colture agricole, sugli animali e sui manufatti.

Non siamo a conoscenza dell'esistenza di indagini conoscitive più recenti.

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Link utili: INCENERITORI E NANOPATOLOGIE studi condotti dallo scienziato Prof. Stefano Montanari